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il magazine con uno sguardo critico sul presente

Archive for the ‘Eco/Green’ Category

Tutto pronto per l’estate, manca solo il forno solare

Posted by Massimo Poti On July - 31 - 2010ADD COMMENTS

Agosto è alle porte. Creme solari, settimane enigmistiche, giornaletti scandalistici, ciabattine multicolore. E il forno solare?

uovo frittoIl sole è lì, ci regala energia su energia gratuita e noi cosa facciamo? Accendiamo forno e fornelli trasformando per giunta la casa di villeggiatura scelta per la sua freschezza in una sauna da quattro soldi. Perché non provare una volta tanto a sfruttare il calore del sole per cucinare? Partiamo dal forno: ce ne sono di bellissimi già fatti (come quelli reperibili su OutdoorStuff o su idCook) ma se vogliamo stupire gli amici, allora dobbiamo costruire uno con le nostre mani seguendo le istruzioni di Solarcooking.org (anche in italiano).

E poi arriva il bello della cucina. Cucinare con il sole e con un forno solare è facile e divertente e risulta particolarmente vantaggioso nel caso di cibi che richiedono lunghi tempi di cottura. Con la cucina solare, potete preparare i vostri piatti la mattina presto e poi rilassarvi. Nel tardo pomeriggio, tornando stanchi dopo una giornata di lavoro (o passata a prendere la tintarella) il sole avrà cotto i vostri piatti al vostro posto, come e meglio del miglior cuoco e per giunta gratis.

Se è la prima volta che cucinate con il forno solare, iniziate con qualcosa di facile come pollo, hamburger, riso, patate al forno, zucchine. È quasi impossibile cuocere troppo piatti come arrosti, stufati, cibi in casseruola, patate, carote e riso. Di conseguenza, i tempi di cottura non sono critici. Anche se per risultati ottimali, non cuocete oltre il tempo previsto le verdure, torte, pane e biscotti. Non c’è bisogno di mescolare durante la cottura. È comunque possibile controllare il piatto aprendo velocemente il coperchio. Un ultima raccomandazione: anche se la cottura è lenta, questo non significa che il forno sarà a temperatura ambiente. Il forno solare sarà bollente! Utilizzare le presine per prendere coperchi e pentole. Detto questo, buon appetito e buone vacanze.

Massimo Potì

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Cerchi il parere di un nutrizionista? Chiedi a Pepsi

Posted by Massimo Poti On July - 24 - 2010ADD COMMENTS

Si sa, il confine tra pubblicità e giornalismo è ogni giorno più labile. Per fortuna che c’è Pepsi, che lo elimina del tutto.

pepsiLa notizia è di qualche giorno fa ma continua a tenere banco sui forum un po’ di tutto il mondo. Pepsico, il gigante dell’alimentazione che si nasconde dietro vere e proprie istituzioni dell’industria alimentare come Pepsi Cola, Gatorade o Lipton, compare da un po’ di tempo tra i blogger del network di blog scientifici ScienceBlogs. Il problema è che mentre gli altri blogger sono esperti di settore regolarmente pagati perché divulghino le loro conoscenze, il blog di Pepsico è stato acquistato dalla multinazionale nell’ambito delle attività di pubbliche relazioni è sarà gestito dal team per la comunicazione sostenibile, per promuovere l’immagine di una multinazionale esperta di alimentazione, a cui rivolgersi con la stessa sicurezza e fiducia con cui ci rivolgeremmo a un dottore.

Nell’attesa che il conflitto di interessi esploda -argomento sul quale noi italiani purtroppo non abbiamo davvero nulla da insegnare- si fanno sempre più forti e arrabbiate le voci di dissenso dei redattori e dei lettori ai quali non sono bastate le rassicurazioni circa il controllo sui contenuti che si giura e spergiura sarà severissimo. Sarà pure vero, ribattono i lettore, ma come essere sicuri che non si insinui qua e la un po di propaganda tutta a favore della Pepsico? E del resto i comunicati stampa della multinazionale non fanno certamente (e giustamente, almeno dal loro punto di vista) sperare il contrario: “come parte di questa collaborazione” si legge nel comunicato, “pubblicheremo il parere di numerosi esperti su come la company stia sviluppando prodotti basati sui migliori standard nutritivi per offrire ai consumatori prodotti ancora più sani e gustosi”. Insomma, l’obiettivo è chiaro e con la ricerca scientifica ha davvero poco a che fare.

Massimo Potì

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Come essere sommersi dal petrolio e vivere felici

Posted by Massimo Poti On July - 3 - 2010ADD COMMENTS

Mentre il disastro della marea nera in Louisiana si allontana dalle prime pagine dei giornali e agli approfondimenti e alle denunce si sostituiscono sudoku e gialli dell’estate, la Rete continua a fare informazione. Per non dimenticarsi che siamo solo all’inizio.

BPBasta vedere la mappa el Golfo del Messico pubblicata sul sito www.offshore-mag.com (downloadabile in formato PDF) per capire che nell’indifferenza generale da quelle parti del mondo (e non solo) si sta consumando una corsa all’oro nero degna delle pagine più buie della corsa all’oro. In questa immagine al Golfo del Messico si sovrappone una griglia alla quale le multinazionali energetiche fanno riferimento per dividersi senza troppe ostilità il diritto allo sfruttamento dei tesori protetti dalle acque del golfo. Le linee verdi indicano gli oleodotti mentre le aree verdi delimitano i giacimenti di petrolio. Da guardare e riguardare, per capire davvero le implicazioni del nostro insano amore per il petrolio e per i suoi derivati non solo sull’ambiente ma anche sulla nostra società.

o03_23681141Oppure dare un occhiata alle numerose gallerie fotografiche a portata di clic, come quella di Boston.com, dedicata ai pellicani immobilizzati dalla melma di petrolio, o soffermarsi sul sito Dealy Dead Birds che pubblica ogni giorno il numero di animali morti soffocati dal petrolio confrontandolo con quello degli animali salvati. Oppure vedere il documentario pubblicato sul sito Think Progress che dimostra come il petrolio riduca le capacità di isolamento termico degli uccelli, condannandoli a morire di caldo ricoperti d’olio. Ovvero fritti.

Per fortuna che possiamo riflettere anche con una risata (comunque amara) con il video “BP Spills Coffee” o con il finto feed su Twitter delle PR della British Petroleum, che la multinazionale ha tentato inutilmente di far chiudere, dalla quale spuntano tweet con i quali si ride e si riflette. Come quello che dice “Non sai cos’hai fino a quando non lo perdi. Adesso abbiamo una tonnellata di tartarughe, una balena e tante belle spiagge.”

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L’acqua, il petrolio del terzo millennio

Posted by Massimo Poti On June - 19 - 2010ADD COMMENTS

L’acqua non è una risorsa infinita, eppure ci comportiamo tutti come se fosse così. Peter Gleick del Pacific Institute ci apre gli occhi.

schermata-2010-06-10-a-121804Al giorno d’oggi, quasi un miliardo di persone non ha accesso a fonti di acqua pulita e e sono costretti a bere acqua inquinata perché quella buona è troppo lontana o troppo pericolosa da raggiungere. Peter Gleick del Pacific Institute ha affrontato il problema in occasione dello Skoll World Forum e lanciato sul tavolo una serie di questioni, che tutti ci ostiniamo a ignorare. E si, perché nulla al mondo è infinito: tutte le risorse, anche quelle più abbondanti, prima o poi finiscono. Tutto tranne l’acqua, potrebbero dire alcuni. Giusto? No, sbagliato, perché la quantità di acqua presente sul pianeta è costante ma ci sembra infinita solo perché per nostra grande fortuna si ricicla da sola. Ma quando l’uomo interviene in questo ciclo naturalmente sostenibile, prima o poi il meccanismo si inceppa. E l’acqua potabile diventa sempre meno disponibile. A questo si aggiungano le differenze tra società ricche e società povere e i numerosi tentativi di trasformare l’acqua da bene comune in bene commerciale e il quadro incomincia a prendere le tinte fosche che purtroppo si merita.

Come conciliare la disponibilità di acqua con il continuo incremento della popolazione? Il problema della popolazione va affrontato e non considerato un evento ineluttabile. Ciò non toglie che il problema della disponibilità di acqua non si risolve solo affrontando il problema dell’incremento della popolazione.

Cosa si può fare per ridurre il consumo di acqua? La prima cosa che dobbiamo capire è che l’acqua è alla base della nostra esistenza, al centro di tutte le coltivazioni, quindi al centro della nostra capacità di assicurarci di che mangiare ogni giorno. Qualsiasi campo di verdura o frutto richiede grandi quantitativi di acqua, che non di rado proviene paradossalmente da regioni in cui l’acqua scarseggia. Come in Giordania, uno dei paesi più poveri di acqua, dove ciononostante si producono banane per i ricchi paesi occidentali. Ha senso che la Giordania usi le sue risorse idriche per assicurare la fornitura di banane ai paesi ricchi nei freddi mesi invernali? L’acqua entra in molti processi produttivi, molti più di quanto immaginiamo. Ecco un’altra connessione che la gente non fa: ci vuole un sacco di energia per muovere l’acqua, raccoglierla, trattarla e usarla. Quindi uno dei modi più semplici per ridurre il consumo di energia e la sostenibilità ambientale passa dalla riduzione del consumo di acqua. Riprogettare dunque il consumo di acqua nelle case, nelle industrie e nell’agricoltura. Ecco la vera sfida del nuovo millennio.

Massimo Potì

traduzione da Boing Boing.

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La vacanza sostenibile si fa in Piemonte

Posted by Massimo Poti On June - 12 - 2010ADD COMMENTS

4567575578_fc0a7b6d38_oIl turismo sostenibile diventa ogni giorno più diffuso e si sta trasformando da nicchia per pochi ostinati a realtà dalle ricadute, anche economiche sempre più significative. E ancora una volta il Piemonte, regione che già verso altri stili di vita alternativi, come quello vegetariano, ha saputo dimostrato una disponibilità ed una capacità di accoglienza superiore alla media nazionale, si porta in pole position e lancia il progetto EcolaBELPIEMONTE per la promozione di tutte le strutture ricettive piemontesi certificate con il marcvhio europeo Ecolabel, in grado di offrire ai turisti le informazioni utili per scegliere la meta ideale dove trascorrere le vacanze all’insegna del benessere e del turismo sostenibile.

Nato grazie agli sforzi del Centro Studi Ambientali di Torino (che già ci aveva regalato il bellissimo e riuscitissimo progetto T.V.B. – Ti Voglio Bere dedicato alla promozione del consumo dell’acqua di rubinetto) l’ecolaBELPIEMONTE segnala tutte le strutture che usano fonti energetiche rinnovabili, offrono prodotti locali e biologici e riducono al minimo indispensabile l’uso di imballaggi riducendo in tal modo il volume di rifiuti prodotti direttamente alla base. Il Piemonte si conferma così come una delle regioni più all’avanguardia per numero e per qualità di strutture turistiche firmate con il fiore dell’ecolabel europea: ad oggi si colloca al secondo posto in Italia e in Europa con 20 le strutture segnalate, tra rifugi, hotel, bed & breakfast, agriturismi e campeggi, 15 delle quali si trovano vicine ai 2 parchi nazionali piemontesi ed ai 15 parchi naturali regionali.

Tra le strutture ricettive più tipiche, la Cascina Martina in provincia di Cuneo, il B&B Bricco del Generale vicino Asti, e persino la Residenza Universitaria di Torino Lungodora che d’estate si trasforma in ostello, la prima in Europa a ricevere il marchio Ecolabel.

Massimo Potì

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Una risata ci salverà

Posted by Massimo Poti On May - 22 - 2010ADD COMMENTS

Cestini della spazzatura parlanti, autovelox glamour, scale musicali. Disneyland? No Stoccolma. Come una campagna pubblicitaria virale della Wolkswagen ha lanciato l’idea che a volte per cambiare il mondo basta un sorriso.

schermata-2010-05-22-a-103255No, non stiamo parlando dei sempre più stucchevoli tentativi di educare ricorrendo a canzonette nate vecchie e mascotte sempre più  improbabili, ma di un’idea che punta a incentivare l’adozione di comportamenti più virtuosi, ecologici, o salutisti, rendendoli più divertenti dei comportamenti tradizionali. Si tratta della Fun Theory, ed è un’idea è venuta alla Volkswagen che qualche tempo fa ha lanciato con successo una campagna virale proprio centrata su questa idea. Come dicono nel loro sito. “Crediamo che la via più semplice per cambiare in meglio i comportamenti delle persone sia rendere le cose più divertenti da fare. Abbiamo chiamato questa teoria The Fun Theory.”

schermata-2010-05-22-a-103619Tra gli esempi più conosciuti, molti avranno già visto il video girato all’ingresso di una stazione della metropolitana di Stoccolma. La situazione di partenza è quella che conosciamo tutti: scala mobile affollata, scalinata deserta. Il comportamento più virtuoso sarebbe usare le scale (il movimento fa bene alla salute, inoltre le scale sprecano energia preziosa solo per regalarci il lusso di risparmiare qualche passo), eppure la quasi totalità delle persone le snobba, affollando gli scalini automatici. Il bello è che è bastato trasformare la scala in un’enorme tastiera perfettamente funzionante perché il numero di persone che preferiscono le scale aumentasse del 66% rispetto alla media. E gli altri esempi non mancano, come il cestino più profondo del mondo o come nel caso dell’idea vincitrice, quella di un autovelox al contrario che scatta la foto solo se rispetti i limiti di velocità e te la spedisce a casa trasformato in un biglietto della lotteria per vincere un premio estratto tra i guidatori più virtuosi.

4565182972_5afd4ba1c4Certo, pensare che la soluzione ai nostri problemi stia tutta nel trasformare le nostre città in un’enorme cartoonia in cui i cittadini sono inseguiti da marchingegni che venderebbero l’anima pur di strappar loro un sorriso è assurdo. Molto meglio responsabilizzare ed educare fin da piccoli a un comportamente responsabile e virtuso.

L’idea però non è affatto cattiva e potrebbe rivelarsi molto utile -a patto di non eccedere- in quei luoghi e in quelle circostanze in cui abbassiamo la guardia e ci sentiamo autorizzati -pur sapendo di fare una cosa sbagliata- a fregarcene un po’. Basti pensare a una cittadina turistica o a quelle enormi macchine per il tempo libero che sono i parchi tematici come Disneyland. Che infatti molto prima che la Wolkswagen inventasse la sua Fun Theory ha inserito nei suoi parchi un cestino per la spazzatura parlante che parla e interagisce con i visitatori.

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Benvenuti nell’Era dello Stupido

Posted by Massimo Poti On April - 24 - 2010ADD COMMENTS

Benvenuti nell’Era dello Stupido. Ovvero la nostra. Dove i ghiacci si sciolgono, i mari si macchiano di nero, e bruciamo petrolio ventiquattr’ore su ventiquattro.

franny-boot-bondage_0previewThe Age of Stupid è un film del 2008  diretto da Franny Armstrong che ci porta nel 2055 di fronte allo sguardo attonito dell’unico essere umano sopravvissuto alla catastrofe ecologica che ha devastato la prima metà del 21° secolo che guarda immagini di repertorio del 2008 e continua a chiedersi perché non abbiamo saputo fermare il surriscaldamento quando potevamo.

Il tema non è nuovo, soprattutto di questi tempi in ci l’ecologia è diventata di tendenza accanto allo spritz e a facebook, ma è nuovo tutto il resto dalle modalità di produzione alla campagna di marketing fino alle modalità distributive. Accanto ai canali di finanziamento più tradizionali infatti, il film è stato tra i primi ad essere finanziato anche attraverso una campagna di sostegno dal basso e la prima è andata in onda live in contemporanea in tutto il mondo in un circuito di sale selezionate e persino sul web.

Per non parlare della distribuzione, che accanto alle sale cinematografiche e ai dvd sfrutta i canali del pay-per-view su internet e addirittura quelli del download (finalmente legale) tramite torrent. Il sito di The Age of Stupid raccoglie anche il making of e tutte le informazioni per organizzare una proiezione dove e come preferite.

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