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September - 2010
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dieZeitGeist

il magazine con uno sguardo critico sul presente

Archive for the ‘Società’ Category

Tutto pronto per l’estate, manca solo il forno solare

Posted by Massimo Poti On July - 31 - 2010ADD COMMENTS

Agosto è alle porte. Creme solari, settimane enigmistiche, giornaletti scandalistici, ciabattine multicolore. E il forno solare?

uovo frittoIl sole è lì, ci regala energia su energia gratuita e noi cosa facciamo? Accendiamo forno e fornelli trasformando per giunta la casa di villeggiatura scelta per la sua freschezza in una sauna da quattro soldi. Perché non provare una volta tanto a sfruttare il calore del sole per cucinare? Partiamo dal forno: ce ne sono di bellissimi già fatti (come quelli reperibili su OutdoorStuff o su idCook) ma se vogliamo stupire gli amici, allora dobbiamo costruire uno con le nostre mani seguendo le istruzioni di Solarcooking.org (anche in italiano).

E poi arriva il bello della cucina. Cucinare con il sole e con un forno solare è facile e divertente e risulta particolarmente vantaggioso nel caso di cibi che richiedono lunghi tempi di cottura. Con la cucina solare, potete preparare i vostri piatti la mattina presto e poi rilassarvi. Nel tardo pomeriggio, tornando stanchi dopo una giornata di lavoro (o passata a prendere la tintarella) il sole avrà cotto i vostri piatti al vostro posto, come e meglio del miglior cuoco e per giunta gratis.

Se è la prima volta che cucinate con il forno solare, iniziate con qualcosa di facile come pollo, hamburger, riso, patate al forno, zucchine. È quasi impossibile cuocere troppo piatti come arrosti, stufati, cibi in casseruola, patate, carote e riso. Di conseguenza, i tempi di cottura non sono critici. Anche se per risultati ottimali, non cuocete oltre il tempo previsto le verdure, torte, pane e biscotti. Non c’è bisogno di mescolare durante la cottura. È comunque possibile controllare il piatto aprendo velocemente il coperchio. Un ultima raccomandazione: anche se la cottura è lenta, questo non significa che il forno sarà a temperatura ambiente. Il forno solare sarà bollente! Utilizzare le presine per prendere coperchi e pentole. Detto questo, buon appetito e buone vacanze.

Massimo Potì

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Cerchi il parere di un nutrizionista? Chiedi a Pepsi

Posted by Massimo Poti On July - 24 - 2010ADD COMMENTS

Si sa, il confine tra pubblicità e giornalismo è ogni giorno più labile. Per fortuna che c’è Pepsi, che lo elimina del tutto.

pepsiLa notizia è di qualche giorno fa ma continua a tenere banco sui forum un po’ di tutto il mondo. Pepsico, il gigante dell’alimentazione che si nasconde dietro vere e proprie istituzioni dell’industria alimentare come Pepsi Cola, Gatorade o Lipton, compare da un po’ di tempo tra i blogger del network di blog scientifici ScienceBlogs. Il problema è che mentre gli altri blogger sono esperti di settore regolarmente pagati perché divulghino le loro conoscenze, il blog di Pepsico è stato acquistato dalla multinazionale nell’ambito delle attività di pubbliche relazioni è sarà gestito dal team per la comunicazione sostenibile, per promuovere l’immagine di una multinazionale esperta di alimentazione, a cui rivolgersi con la stessa sicurezza e fiducia con cui ci rivolgeremmo a un dottore.

Nell’attesa che il conflitto di interessi esploda -argomento sul quale noi italiani purtroppo non abbiamo davvero nulla da insegnare- si fanno sempre più forti e arrabbiate le voci di dissenso dei redattori e dei lettori ai quali non sono bastate le rassicurazioni circa il controllo sui contenuti che si giura e spergiura sarà severissimo. Sarà pure vero, ribattono i lettore, ma come essere sicuri che non si insinui qua e la un po di propaganda tutta a favore della Pepsico? E del resto i comunicati stampa della multinazionale non fanno certamente (e giustamente, almeno dal loro punto di vista) sperare il contrario: “come parte di questa collaborazione” si legge nel comunicato, “pubblicheremo il parere di numerosi esperti su come la company stia sviluppando prodotti basati sui migliori standard nutritivi per offrire ai consumatori prodotti ancora più sani e gustosi”. Insomma, l’obiettivo è chiaro e con la ricerca scientifica ha davvero poco a che fare.

Massimo Potì

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8-bit andata e ritorno

Posted by Massimo Poti On July - 17 - 2010ADD COMMENTS

Se nel 1985 ci avessero detto l’estetica squadrettata dei primi videogame sarebbe stata ammirata e imitata anche nel Terzo Millennio, ci saremmo fatti tutti una grassa risata. E invece oggi, un po’ come per i vinili, l’entusiasmo per il mondo 8-bit è vivo più che mai. E con la nostalgia non ha nulla da spartire.

tech_iiIl fenomeno è molto più ampio di quanto si immagini e chi lo liquida come l’ennesima ondata nostalgica, magari pilotata da qualche multinazionale alla disperata ricerca di un modo per battere cassa velocemente, commette un grande errore. Il fatto è che l’obiettivo del massimo realismo che tutti si sono affannati a inseguire negli ultimi trent’anni è stato raggiunto ed ora, dall’alto della nostra tecnologia HD e del suono THX, scopriamo che quasi non c’è gusto nel comprare un videogame per ritrovarsi in un mondo talmente tanto realistico da essere praticamente indistinguibile dalla realtà. Si scopre insomma che le limitazioni tecnologiche aguzzavano l’ingegno dei creativi e che, al di là della maggiore o minore giocabilità, il divertimento sta anche nel vedere 10 quadratini colorati muoversi talmente tanto bene da darci l’illusione che ce ne siano 10.000 e condurci in quello stato di ammirazione, riservato alle opere d’arte migliori, che ci fa esclamare: ma come hanno fatto?

E allora, accanto alle riedizioni più o meno nostalgiche (e legali) di grandi classici arcade come Pac-Man o Frogger, nascono nuovi giochi, spesso online, molto più originali e avvincenti di qualsiasi Grand Theft Auto, come il mitico N, in cui un mucchietto di pixel diventa un ninja dalle movenze perfette, o come l’ipnotico Small World, nel quale un’omino di 3 bit (si avete letto bene) deve esplorare un mondo misterioso immerso in un’atmosfera davvero suggestiva.

schermata-2010-07-08-a-120817Ma può anche capitare di incappare in iniziative come quella dell’8bCollective, che si dedica esclusivamente all’esplorazione delle potenzialità della musica 8-bit e alla creazione ex novo di brani 8-bit, come il lento Final Beat o il ritmatissimo Your Love il My Drug, senza dimenticare gli ormai mitici Tettix. E il cerchio si chiude con Games Inspired by Music, il concorso di Boing Boing che chiede di prendere un brano 8-bit rigorosamente inedito e trasformarlo in una colonna sonora di un videogame, ovviamente 8-bit anch’esso. E c’è ancora chi pensa che sia solo roba nostalgica.

Massimo Potì

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Come essere sommersi dal petrolio e vivere felici

Posted by Massimo Poti On July - 3 - 2010ADD COMMENTS

Mentre il disastro della marea nera in Louisiana si allontana dalle prime pagine dei giornali e agli approfondimenti e alle denunce si sostituiscono sudoku e gialli dell’estate, la Rete continua a fare informazione. Per non dimenticarsi che siamo solo all’inizio.

BPBasta vedere la mappa el Golfo del Messico pubblicata sul sito www.offshore-mag.com (downloadabile in formato PDF) per capire che nell’indifferenza generale da quelle parti del mondo (e non solo) si sta consumando una corsa all’oro nero degna delle pagine più buie della corsa all’oro. In questa immagine al Golfo del Messico si sovrappone una griglia alla quale le multinazionali energetiche fanno riferimento per dividersi senza troppe ostilità il diritto allo sfruttamento dei tesori protetti dalle acque del golfo. Le linee verdi indicano gli oleodotti mentre le aree verdi delimitano i giacimenti di petrolio. Da guardare e riguardare, per capire davvero le implicazioni del nostro insano amore per il petrolio e per i suoi derivati non solo sull’ambiente ma anche sulla nostra società.

o03_23681141Oppure dare un occhiata alle numerose gallerie fotografiche a portata di clic, come quella di Boston.com, dedicata ai pellicani immobilizzati dalla melma di petrolio, o soffermarsi sul sito Dealy Dead Birds che pubblica ogni giorno il numero di animali morti soffocati dal petrolio confrontandolo con quello degli animali salvati. Oppure vedere il documentario pubblicato sul sito Think Progress che dimostra come il petrolio riduca le capacità di isolamento termico degli uccelli, condannandoli a morire di caldo ricoperti d’olio. Ovvero fritti.

Per fortuna che possiamo riflettere anche con una risata (comunque amara) con il video “BP Spills Coffee” o con il finto feed su Twitter delle PR della British Petroleum, che la multinazionale ha tentato inutilmente di far chiudere, dalla quale spuntano tweet con i quali si ride e si riflette. Come quello che dice “Non sai cos’hai fino a quando non lo perdi. Adesso abbiamo una tonnellata di tartarughe, una balena e tante belle spiagge.”

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E l’arte ripartì dalle sitcom

Posted by Massimo Poti On June - 26 - 2010ADD COMMENTS

L’arte contemporanea trae sempre più ispirazione dalle sitcom americane, da Charlie’s Angels a Tre Cuori in Affitto. Sincera nostalgia o freddo opportunismo?

schermata-2010-06-23-a-182411Internet, lo sappiamo ha saputo tirare fuori il meglio e il peggio dell’essere umano e mostrarcelo così, senza filtri o percorsi predefiniti, lasciando a noi navigatori la libertà di disegnare la rotta che preferiamo nel mare della conoscenza. E noi, sarà perché quando si è un po’ confusi ci si rivolge sempre ai tempi dell’infanzia quando tutto era più semplice, ci siamo mossi tutti insieme alla riscoperta delle sigle dei vecchi cartoni animati giapponesi, delle annunciatrici più simpatiche o più imbranate, del jingle di quella réclame (allora si chiamavamo così), persino dei bumper (termine che abbiamo imparato navigando su YouTube) ovvero degli stacchetti che un tempo separavano la trasmissione vera e propria dall’interruzione pubblicitaria. La nostalgica caccia al tesoro ha coinvolto tutti i navigatori, senza distinzione di sesso o di età, ammaliati dalla possibilità di rivivere con la vividezza che solo le immagini in movimento possono restituire, frammenti d’infanzia che si credevano per sempre confinati al silenzio ovattato dei ricordi della prima giovinezza.

schermata-2010-06-23-a-181606Ed era solo questione di tempo prima che una generazione di artisti dicesse la sua a proposito di questa indomabile voglia di tornare all’infanzia, di rivivere e rivedere ossessivamente i luoghi immaginari che ci hanno accompagnato durante le merende. A partire da Mark Bennet, che ha ossessivamente dedotto le piantine delle case nelle quali sono state ambientate le sitcom di maggiore successo degli ultimi anni, riproducendole fin nei minimi dettagli, quasi si trattasse dei progetti del costruttore originale. E non stiamo parlando dello scenografo che ha realizzato il set, ma dell’immaginaria impresa di costruzioni che ha costruito la casa. Tra le planimetrie recuperate non mancano l’appartamento in cui vivevano i Jefferson, quello di Samantha Stevens di Vita da Strega, persino la grotta suburbana dei Flintstones. O come Charles Brogdon, che ha ricostruito minuziosamente i luoghi reali delle sue sitcom preferite con i mattoncini lego, con tanto di passerelle per i riflettori, divani a favore di camera, e sedie per il pubblico (negli Stati Uniti molte sitcom sono riprese davanti a un pubblico in carne e ossa). A metà tra fuga dalla realtà e ossessioni. Come tanti di noi.

Massimo Potì

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L’acqua, il petrolio del terzo millennio

Posted by Massimo Poti On June - 19 - 2010ADD COMMENTS

L’acqua non è una risorsa infinita, eppure ci comportiamo tutti come se fosse così. Peter Gleick del Pacific Institute ci apre gli occhi.

schermata-2010-06-10-a-121804Al giorno d’oggi, quasi un miliardo di persone non ha accesso a fonti di acqua pulita e e sono costretti a bere acqua inquinata perché quella buona è troppo lontana o troppo pericolosa da raggiungere. Peter Gleick del Pacific Institute ha affrontato il problema in occasione dello Skoll World Forum e lanciato sul tavolo una serie di questioni, che tutti ci ostiniamo a ignorare. E si, perché nulla al mondo è infinito: tutte le risorse, anche quelle più abbondanti, prima o poi finiscono. Tutto tranne l’acqua, potrebbero dire alcuni. Giusto? No, sbagliato, perché la quantità di acqua presente sul pianeta è costante ma ci sembra infinita solo perché per nostra grande fortuna si ricicla da sola. Ma quando l’uomo interviene in questo ciclo naturalmente sostenibile, prima o poi il meccanismo si inceppa. E l’acqua potabile diventa sempre meno disponibile. A questo si aggiungano le differenze tra società ricche e società povere e i numerosi tentativi di trasformare l’acqua da bene comune in bene commerciale e il quadro incomincia a prendere le tinte fosche che purtroppo si merita.

Come conciliare la disponibilità di acqua con il continuo incremento della popolazione? Il problema della popolazione va affrontato e non considerato un evento ineluttabile. Ciò non toglie che il problema della disponibilità di acqua non si risolve solo affrontando il problema dell’incremento della popolazione.

Cosa si può fare per ridurre il consumo di acqua? La prima cosa che dobbiamo capire è che l’acqua è alla base della nostra esistenza, al centro di tutte le coltivazioni, quindi al centro della nostra capacità di assicurarci di che mangiare ogni giorno. Qualsiasi campo di verdura o frutto richiede grandi quantitativi di acqua, che non di rado proviene paradossalmente da regioni in cui l’acqua scarseggia. Come in Giordania, uno dei paesi più poveri di acqua, dove ciononostante si producono banane per i ricchi paesi occidentali. Ha senso che la Giordania usi le sue risorse idriche per assicurare la fornitura di banane ai paesi ricchi nei freddi mesi invernali? L’acqua entra in molti processi produttivi, molti più di quanto immaginiamo. Ecco un’altra connessione che la gente non fa: ci vuole un sacco di energia per muovere l’acqua, raccoglierla, trattarla e usarla. Quindi uno dei modi più semplici per ridurre il consumo di energia e la sostenibilità ambientale passa dalla riduzione del consumo di acqua. Riprogettare dunque il consumo di acqua nelle case, nelle industrie e nell’agricoltura. Ecco la vera sfida del nuovo millennio.

Massimo Potì

traduzione da Boing Boing.

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La vacanza sostenibile si fa in Piemonte

Posted by Massimo Poti On June - 12 - 2010ADD COMMENTS

4567575578_fc0a7b6d38_oIl turismo sostenibile diventa ogni giorno più diffuso e si sta trasformando da nicchia per pochi ostinati a realtà dalle ricadute, anche economiche sempre più significative. E ancora una volta il Piemonte, regione che già verso altri stili di vita alternativi, come quello vegetariano, ha saputo dimostrato una disponibilità ed una capacità di accoglienza superiore alla media nazionale, si porta in pole position e lancia il progetto EcolaBELPIEMONTE per la promozione di tutte le strutture ricettive piemontesi certificate con il marcvhio europeo Ecolabel, in grado di offrire ai turisti le informazioni utili per scegliere la meta ideale dove trascorrere le vacanze all’insegna del benessere e del turismo sostenibile.

Nato grazie agli sforzi del Centro Studi Ambientali di Torino (che già ci aveva regalato il bellissimo e riuscitissimo progetto T.V.B. – Ti Voglio Bere dedicato alla promozione del consumo dell’acqua di rubinetto) l’ecolaBELPIEMONTE segnala tutte le strutture che usano fonti energetiche rinnovabili, offrono prodotti locali e biologici e riducono al minimo indispensabile l’uso di imballaggi riducendo in tal modo il volume di rifiuti prodotti direttamente alla base. Il Piemonte si conferma così come una delle regioni più all’avanguardia per numero e per qualità di strutture turistiche firmate con il fiore dell’ecolabel europea: ad oggi si colloca al secondo posto in Italia e in Europa con 20 le strutture segnalate, tra rifugi, hotel, bed & breakfast, agriturismi e campeggi, 15 delle quali si trovano vicine ai 2 parchi nazionali piemontesi ed ai 15 parchi naturali regionali.

Tra le strutture ricettive più tipiche, la Cascina Martina in provincia di Cuneo, il B&B Bricco del Generale vicino Asti, e persino la Residenza Universitaria di Torino Lungodora che d’estate si trasforma in ostello, la prima in Europa a ricevere il marchio Ecolabel.

Massimo Potì

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