INTERVISTA A CHIARA CREMONESI
Chiara Cremonesi, milanese, 36 anni, si occupa di formazione continua dei lavoratori.
È candidata al consiglio regionale per Sinistra Ecologia e Libertà come capolista nella provincia di Milano.
D: È possibile per un partito della coalizione mantenere le proprie specificità e non trovarsi schiacciato sulle posizioni del PD? A suo parere hanno ancora senso le coalizioni sul modello dell’Ulivo o dell’Unione?
R: A mio parere le coalizioni hanno molto senso e rappresentano ancora il futuro. In Italia, il sistema politico non potrà mai essere polarizzato su due partiti, ma su due alleanze (centro-destra e centro-sinistra). L’Unione ha fallito, non per la sua eterogeneità, ma per il fatto di non essere riuscita ad avere un progetto forte e comune per il Paese e così sono emerse solo le differenze e i veti reciproci. Occorre ripartire da qui, da una unità non posticcia, ma basata su programmi e progetti. Questo è ciò che abbiamo fatto in Lombardia e non abbiamo paura di essere schiacciati dal PD: quando si dimostra un’autonomia di pensiero (com’è avvenuto in Puglia con Nichi Vendola) si può esercitare un ruolo forte.
D: Sinistra Ecologia e Libertà e Rifondazione Comunista: uno strappo non ricucibile?
R: Credo che non esista niente di irrimediabile. In un momento storico come questo ogni giorno che passa è sempre più chiaro come l’unione faccia la forza. Abbiamo lavorato e insistito affinché Rifondazione facesse parte dell’alleanza di centro sinistra, ma purtroppo, le condizioni di contesto e i rapporti logorati, non l’hanno consentito. Spero che dopo le elezioni, si riesca a riallacciare un discorso comune.
D: Perché secondo te un elettore dovrebbe scegliere di appoggiare Penati, ma dare il proprio voto a Sinistra Ecologia e Libertà?
R: Perché Sinistra Ecologia e Libertà porterà più sinistra nel centrosinistra, assumendo anche un ruolo di sentinella all’interno della coalizione, per vigilare che gli impegni presi con gli elettori di sinistra non vengano disattesi. Crediamo nelle alleanze, ma siamo radicali sui valori sui quali non accettiamo mediazioni.
D: Il Parco Agricolo Sud Milano: come pensi di poter intervenire in merito ai progetti edilizi che lo interessano?
R: Io mi impegnerò affinché sia fermato il consumo di suolo in Lombardia. E questo vale in particolare per il Parco Agricolo Sud: una vera ricchezza per Milano messa a rischio dal PGT in discussione in Consiglio comunale e da futuri progetti riguardanti l’Expo. Proponiamo anche una moratoria di diversi anni sulla costruzione di nuovi centri commerciali in provincia di Milano.
D: Acqua pubblica, riguardo a questo argomento quali sono le tue proposte?
R: L’acqua è un patrimonio pubblico e tale deve rimanere. Lotteremo strenuamente affinché non diventi oggetto di speculazione da parte dei privati, portando anche l’esempio degli altri paesi europei, dove chi in passato ha deciso di privatizzare l’acqua ha poi regolarmente fatto dietro front. Anche la Lombardia, come altre regioni, dovrebbe impugnare presso la Corte Costituzionale il decreto Ronchi.
D: La Lombardia è perennemente interessata da problemi di inquinamento atmosferico causati dal trasporto su gomma e dal riscaldamento domestico: quali interventi concreti pensi di proporre e sostenere?
R: L’obiettivo è di implementare il trasporto su ferro, sia per le merci sia per i cittadini. Per raggiungere lo scopo il nostro motto è: un chilometro di ferro per ogni chilometro d’asfalto esistente. Questo migliorerebbe non solo la nostra aria, ma anche la qualità della vita di tantissimi pendolari. E poi bisogna completare definitivamente il passaggio dalle vecchie caldaie a gasolio a quelle a metano. Ancora oggi sono troppi i palazzi in città, anche sedi di istituzioni, che vengono riscaldati alla vecchia maniera, inquinando l’aria di tutti.
D:È ancora possibile scardinare il Modello Formigoni basato sulla devoluzione al privato di molti servizi della sfera pubblica?
R: Gli effetti deleteri di questi quindici anni di amministrazione formigoniana sono davanti agli occhi dei cittadini: uno su tutti è la sanità pubblica. Ci troviamo di fronte ad un sistema sanitario che non ha i controlli sufficienti (e purtroppo recenti casi, come il Santa Rita, l’hanno dimostrato) e che ha teso a “ospedalizzare” tutta l’assistenza, trascurando i servizi sul territorio.
D: In tema di sicurezza, quali sono secondo te gli interventi utili?
R: Ci sono moltissime politiche pubbliche da mettere in atto sul tema della sicurezza. Sicuramente, i tagli del governo alle forze dell’ordine non sono andati in questa direzione. Ma oltre alle repressione, è fondamentale investire sulla rivitalizzazione delle nostre periferie, per troppo tempo abbandonate a se stesse. Per questo sono assolutamente dannosi i “coprifuoco” che vorrebbe imporre Letizia Moratti. Bisogna, al contrario, far vivere quei quartieri con politiche per riaprire i negozi, avere dei collegamenti con il resto della città, impianti sportivi, centri per anziani, biblioteche, spazi per i giovani. Questa è la vera sicurezza, non certo le ronde!
D: Il popolo lombardo è diventato intrinsecamente razzista?
R: I lombardi non sono diventati razzisti. Semplicemente sono stati lasciati soli dalle istituzioni a gestire le presenze di nuovi cittadini stranieri, portatori di culture diverse e molto spesso poveri o in difficoltà. Credo però che si potrebbe fare molto per risalire la china.
D: Diritti civili: cosa proponi per la tutela dei diritti delle donne, delle coppie di fatto, degli omosessuali e delle minoranze etniche e religiose?
R: Noi siamo nella Regione più talebana d’Italia. Faccio un semplice esempio: circa il 67% dei medici lombardi è obiettore di coscienza e quindi non applica la legge 194. Questa situazione va radicalmente cambiata. Il nostro territorio deve tornare ad essere un luogo dove si esercitano diritti e libertà per tutte e tutti, senza discriminare nessuno in base all’orientamento sessuale o religioso. Penso ad esempio alla libertà di cura, ai matrimoni di coppie omosessuali, ma anche a misure non-discriminatorie per le donne sul lavoro, mondo che ancora le penalizza molto.
D: In generale quali pensi che dovrebbero essere i principali interventi in campo culturale di un governo regionale di centro-sinistra?
R: La Regione Lombardia non solo dovrebbe contribuire a iniziative culturali meritevoli di un supporto istituzionale, ma dovrebbe anche essere in grado di dare continuità alla ricerca e alla sperimentazione del nostro territorio. Mi chiedo: perché nel resto d’Europa si discute e riflette di street art, mentre da noi i writer sono considerati solo “imbrattatori”?! Un altro esempio illuminante è la pochezza della Lombardia Film Commission, mentre in altre regioni (ad esempio Puglia e Piemonte) questo organismo funziona ed è diventato un segmento molto importante dell’industria culturale.


Thierry Bignamini: I promotori ed i sostenitori del Decreto Ronchi sonstengono che il provvedimento, che rende obbligatoria la privatizzazione delle società che gestiscono la distribuzione dell’acqua potabile, sia semplicemente il recepimento di una normativa comunitaria, volto a chiudere un provvedimento di infrazione: come si sono comportati i governi degli altri stati europei?

“Si chiama minieolico”






