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il magazine con uno sguardo critico sul presente

Archive for the ‘Arrampicata’ Category

melloblocco_2010San Martino Val MAsino,3 maggio 2010 - Anche se il mal tempo non sembra dare tregua i quattro giorni del Melloblocco n° 7, inizieranno giovedì 6 maggio e si finiranno domenica 9.

È l’happening più atteso dai boulderisti, come ogni anno l’appuntamento è nella Riserva Naturale della Val di Mello, nel Comune di Valmasino in Valtellina.

L’anno scorso sono stati più di 2.000 i “Melloblocchisti” e più di 6000 le presenze in Valle.
Una colorata “tribù” internazionale del boulder, che per 4 giorni ha animato, vissuto, riempito ma
anche rispettato la Valle portandosela nel cuore. Per questo, durante il Melloblocco, si va a piedi o si prendono
i bus navetta. Perché il “Mello” è all’insegna della scalata e della natura, e il suo motto è: Boulder, Wilderness e Pace.
Si parte Giovedì 6 febbraio, dai Bagni di Masino. Con il convegno dedicato proprio alla nuova Riserva
Naturale della Val di Mello, la più estesa della Lombardia. Ma in programma c’è anche la premiazione
dei giovani che hanno partecipato al Concorso “Crea il marchio della Riserva”. Non manca però
l’arrampicata sul campo, con l’apertura della nuova area boulder dei Bagni di Masino. In serata, dopo
l’appuntamento fisso l’happy hour in musica a San Martino, tutti al Centro Polifunzionale della Montagna
per l’inaugurazione della mostra “Smettiamola di andare con delle sconosciute”, ovvero la geologia
applicata all’arrampicata.
Poi, venerdì, sabato e domenica si continua ad oltranza per tre giorni di bouldering e arrampicata sugli
infiniti massi della Valle. Un immenso campo di gioco che spazia dallo cuore storico della
manifestazione, la Val di Mello, ai massi nelle foreste dei Bagni di Masino. Dalle aree boulder di San
Martino ai blocchi del Sasso Remenno. Per continuare con quelli sparsi in tutta la Valle delle meraviglie.
Come sempre una speciale mappa guiderà i Melloblocchisti sui mille problemi di roccia della Valle.
Quelli “vecchi” e quelli nuovi di zecca che, anche quest’anno, sono stati preparati e pensati dallo
speciale team guidato da Simone Pedeferri.
Non mancheranno né lo speciale Melloblocco Baby per avvicinare all’arrampicata le scolaresche, né i
Clinics con i campioni. Si potranno provare le nuove attrezzature ma anche partecipare a speciali slackline
contest, incontri, proiezioni, presentazioni. E, naturalmente, si festeggerà il 7° Melloblocco e la gioia
di arrampicare nell’imperdibile La Sportiva Party del sabato. Poi la grande conclusione della domenica
sera con i premi per i campioni che avranno salito i problemi più difficili ma anche i premi per tutti i
Melloblocchisti. Perché la grande festa del boulder in Val di Mello è di tutti. Come lo spirito del
Melloblocco.

Il Melloblocco è aperto a tutti. Pre-iscrizioni sul sito ufficiale www.melloblocco.

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090411104347L’alpinista bergamasco è in viaggio verso l’Himalaya dove tenterà, in compagnia di Aldo Garioni e di Denis Urubko, la salita all’Everest e una nuova via sul Lhotse. Al polso di Simone ci sarà un Forerunner 310XT: per la prima volta un alpinista himalaiano registrerà il proprio battito cardiaco contemporaneamente alle tracce GPS durante l’ascesa alle due vette grazie alla tecnologia satellitare di Garmin.

Quando si pensa all’alpinismo di “ultima generazione” in Himalaya uno dei nomi di riferimento è certamente quello di Simone Moro, il bergamasco autore di numerose imprese oltre gli ottomila metri.
Quella in corso in questi giorni è però un’impresa con un elemento tecnico e tecnologico in più. Infatti sabato scorso Simone Moro è partito alla volta del Nepal per tentare la salita all’Everest (8.848 metri) e al Lhotse (8.516 metri). Simone è già salito sulle due vette più volte: l’Everest lo ha conquistato tre volte (2000, 2002 e 2006) mentre sul Lhotse è salito nel 2004 e nel 2007. Ma è su quest’ultima cima che si concentra l’attenzione, perché Simone Moro, in compagnia di Aldo Garioni e del kazako Denis Urubko, dopo aver scalato e disceso l’Everest aprirà una nuova via, ovviamente in stile alpino, senza ossigeno, proprio dal versante nepalese. Una componente esplorativa che ha sempre attratto Simone Moro e che viene riproposta anche in questa nuova avventura.

Tuttavia la spedizione in corso di svolgimento in queste ore, evidenzia anche un aspetto tecnologico che ha pochi precedenti. Durante le proprie ascese il cuore di Simone Moro sarà monitorato da un Garmin Forerunner 310XT, il cardiofrequenzimetro e navigatore satellitare da polso in grado di registrare i battiti cardiaci dell’atleta e “incrociarli” con le tracce GPS del proprio percorso.

“Abbiamo aggiunto questa componente tecnologica così da poter valutare il comportamento e le reazioni del mio fisico in modo scientifico” ha commentato Simone Moro poco prima della partenza di sabato scorso “e sarà interessante analizzare i dati cardiaci con la quota dove l’ossigeno è rarefatto e dove sarò sottoposto a sforzi estremamente impegnativi”.

310xtPer quest’ultima spedizione Simone si è preparato un anno intero arrivando persino a correre oltre 130 chilometri alla settimana e sottoponendosi a lunghissime sedute di arrampicata, sempre affiancato da un GPS da polso Forerunner 310XT.

Infine, sarà possibile seguire la nuova avventura all’Everest e al Lhotse collegandosi al sito www.simonemoro.com dove Simone terrà un diario quotidiano a partire dal suo arrivo al campo base

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Columbia Mobex Trail Pack € 89

Posted by redazione On March - 17 - 2010ADD COMMENTS

3281La leggerezza per uno zaino da montagna è un fattore determinante, lo è ancora di più nel trail running. Columbia ha realizzato il modello più leggero del mercato. Si chiama Mobex Trail Pack e raggiunge questo risultato grazie a due archetti in plastica che formano il telaio. Questo regge un tessuto sottile, ma ultra resistente e dotato della tecnologia Omni-Shield, idrorepellente e antimacchia.

All’interno è presente un organizer in grado di immobilizzare il contenuto anche durante la corsa, sono presenti anche un vano porta borraccia e due tasche.

Grazie agli spallacci traspiranti e leggermente imbottiti il trasporto è comodo. Unico neo la lunghezza, qualche centimetro in meno lo avrebbe reso ancora più pratico da indossare.

http://www.columbia.com

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Roger Schäli e Simon Gietl affrontano il Fitz Roy

Posted by lino.garbellini On November - 20 - 2009ADD COMMENTS

Lo svizzero Roger Schäli e l’altoatesino Simon Gietl sono diretti in Patagonia. L’obiettivo? Il Cerro Fitz Roy (3.406 m). I due membri del team internazionale alpineXtrem di SALEWA hanno in programma un’insolita scalata di questa spettacolare vetta andina: due vie diverse, una da percorrere nel minor tempo possibile, l’altra dalle caratteristiche molto difficili e con una sosta di più giorni in parete. Per realizzare questo sogno a lungo coltivato i due hanno tempo fino al 23.12.2009, giorno in cui li attende il volo di ritorno in Europa.

patagonia-arrampicata1Bolzano, 20 novembre 2009, La guida alpina svizzera Roger Schäli (31) e l’aspirante guida alpina altoatesina Simon Gietl (25) hanno lasciato le loro amate Alpi. Destinazione: Patagonia. E precisamente: il famigerato Cerro Fitz Roy (3.406 metri), capace di mettere in difficoltà anche gli alpinisti più esperti. I due hanno tempo fino al 23 dicembre per realizzare il loro sogno: la scalata della vetta più alta delle Ande meridionali situata nel nord del parco nazionale “Los Glaciares”. Chi li conosce sa già che i due alpinisti estremi sono alla ricerca di qualcosa di insolito. E infatti hanno in programma di percorrere ben due vie fino alla vetta – naturalmente sempre se il capriccioso tempo patagonico e le condizioni sul posto lo permetteranno.

“L’idea è nata più di due anni fa e in effetti può sembrare un po’ folle”, rivela Roger che è uno dei pochi alpinisti al mondo ad aver scalato il famigerato trittico di cime della Patagonia: Torre Egger, Cerro Torre e Cerro Stanhardt. “Abbiamo intenzione di percorrere due vie fino alla vetta: una nel minor tempo possibile e l’altra molto impegnativa dal punto di vista tecnico, fisico e psichico. Per noi è una sfida enorme, e soprattutto mentale, ma siamo molto fiduciosi e motivati al 100%”.

La Patagonia e i suoi straordinari rilievi non possono essere paragonati a nulla di ciò che un alpinista può trovare nelle Alpi Orientali e Occidentali. Grazie a previsioni del tempo abbastanza precise, al nostro grado di latitudine è possibile programmare con una certa sicurezza anche le imprese più difficili, mentre l’arrampicata sulle pareti di granito dell’Argentina e del Cile è paragonabile a una lotteria. Una fase di bel tempo apparentemente stabile può cessare all’improvviso e, nel giro di pochi minuti, trasformarsi in periodi di maltempo che talvolta durano anche settimane. A ciò si aggiunge il caratteristico vento, che spesso soffia a raffiche mettendo a dura prova la mente oltre che il fisico.

Ma Simon, che nonostante la giovane età può già contare su una significativa esperienza alpinistica nonché ottime referenze, e il suo compagno di corda “senior” Roger sono ben preparati. Il venticinquenne altoatesino è stato il primo a percorrere vie come “Krieger des Lichts” (IX, 540 metri di arrampicata, Cima Scotoni, Dolomiti) o “Tränen der Erinnerung“ (IX-, 400 metri di arrampicata, gruppo del Fanes, Dolomiti). Simon dà grande valore a una forma di arrampicata eticamente ineccepibile: in “Krieger des Lichts” non ha inserito neppure uno spit, mentre in “Tränen der Erinnerung” l’altoatesino e il suo compagno di corda Patrick Seiwald non hanno utilizzato nessun gancio per l’assicurazione.

All’estremità svizzera della cordata a due sul Fitz Roy c’è invece un livello di competenza alpina ancor più elevato. Roger ha infatti alle spalle prime scalate come quella della vetta centrale (6193 m) e occidentale dell’Arwa Spire (Garhwal Himalaya, India settentrionale), della “Donnafugata” (7a+, A2, Torre Trieste, Dolomiti) o della “Tartaruga” (7b+, A2, Asta Nunaat, Groenlandia) nonché della “Magic Mushroom” (7c+, parete nord dell’Eiger), per citarne solo alcune. Nella primavera del 2009, durante le impegnative arrampicate sui crepacci nella Valle dello Yosemite (California, USA), il trentunenne di Berna ha avuto modo di esercitarsi nelle tecniche di salita necessarie per affrontare le ripide pareti di granito.

Il campo base nonché punto di partenza dei due alpinisti sarà il piccolo villaggio andino di El Chaltén.

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Cho Oyu Trilogy Expedition 2009 finisce prima del previsto

Posted by lino.garbellini On September - 30 - 2009ADD COMMENTS

simonemoroMilano, 30 settembre 2009 – L’avventura di Simone Moro, Emilio Previtali, Hervé Barmasse e Lizzy Hawker, atleti del Global Team The North Face, impegnati nella Cho Oyu Trilogy Expedition 2009 finisce oggi a causa di provvedimenti restrittivi presi dal governo cinese.

In vista delle celebrazioni organizzate a Piazza Tienanmen per il 60° anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese il 1° ottobre 1949, la Cina ha imposto in modo improvviso, perentorio, e non negoziabile la chiusura delle frontiere con il Tibet con riapertura prevista, ma non assicurata, il 10 ottobre.

La spedizione è pertanto stata sospesa. A disposizione del team restavano infatti solo 15 giorni per scalare la ‘Dea Turchese’ (Cho Oyu) e completare l’impresa con il rientro nella capitale nepalese.

La The North Face Cho Oyu Trilogy Expedition 2009, un’ambiziosa spedizione multisportiva sulle montagne dell’Himalaya tibetana che avrebbe dovuto prevedere quattro diverse discipline: alpinismo d’alta quota, discesa in snowboard, corsa endurance e mountain biking, era partita il 15 di settembre alla volta del Cho Oyu.

Il progetto prevedeva la salita da due diversi versanti: Simone Moro e Hervè Barmasse in stile alpino dalla parete Sud-Ovest e Emilio Previtali e Lizzy Hawker dalla parete Nord

La terza fase della spedizione avrebbe infine visto gli atleti di ritorno a Kathmandu, ciascuno in base alle proprie “attitudini”: Simone Moro e Lizzy Hawker di corsa, mentre Emilio Previtali ed Hervé Barmasse in mountain bike.

“Siamo ovviamente tristi sul lato sportivo ed esplorativo ma fieri di aver trovato in questa decisione un accordo comune e totale. In 41 spedizioni non mi era mai capitato di farmi dettare le condizioni in questo modo.” dichiara Simone Moro “Ringrazio vivamente The North Face per aver supportato tutto il nostro progetto e rispettato le decisioni, (anche quest’ultima) che abbiamo preso. Ringrazio tutto il team della Cho Oyu Trilogy Expedition per aver dimostrato unità ed amicizia in ogni secondo di questa avventura. La nostra esplorazione di gruppo subisce solo una posticipazione temporale, probabilmente l’autunno 2010, mantenendo integra l’anima ed il rispetto per le regole e della propria persona. Seppur un po’ triste e mortificante, questo pezzo di vita che porto a casa mi regala ed insegna anche qualcosa di prezioso e non negoziabile, proprio come l’improvvisa chiusura del Tibet”.

Per maggiori dettagli consultare

www.thenorthface.com/trilogyexpedition

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CHRIS SHARMA vince il Salewa Rock Award 2009

Posted by lino.garbellini On September - 7 - 2009ADD COMMENTS

sharmakalyARCO - L’americano Chris Sharma si aggiudica il Salewa Rock Award 2009, l’Oscar dell’arrampicata assegnato al climber su roccia più rappresentativo della stagione. Il premio è stato consegnato direttamente dal presidente di Salewa, Heiner Oberrauch, in occasione della serata Arco Rock Legends. Significativa la presenza di personaggi di spicco della montagna, ma colpisce ancor di più la partecipazione e la competenza degli appassionati di arrampicata che oggi e domani saranno spettatori della XXIII edizione del Rock Master di Arco.

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Addio a una leggenda dell’alpinismo

Posted by lino.garbellini On August - 8 - 2009ADD COMMENTS

riccardo_cassin_97601tLecco, 07/08/2009 - Riccardo Cassin è morto nella sua casa di Pian di Resinelli, sopra Lecco all’ombra della Grigna; aveva cento anni, compiuti lo scorso 2 gennaio. La passione per la montagna lo aveva portato fin da giovane a misurarsi con le vette più impegnative, prima sulle Dolomiti e sulle Alpi, poi sui massicci del Karakorum, del Nepal e dell’Alaska. Lo ricordiamo come uno dei pilastri dell’arrampicata sportiva del Novecento, un punto d’incontro tra l’alpinismo romantico di fine Ottocento e quello tutto tecnico e teso alla sfida della metà del secolo scorso.

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