Vent’anni di carriera, quattordici album pubblicati, e un segno indelebile lasciato per sempre nel mondo della musica hip hop. È questo il lascito di Guru, fondatore con il partner di sempre Dj Premier dello storico gruppo dei Gang Starr, oltre che artista che ha contribuito a rinnovare il panorama della musica black grazie alla serie Jazzmatazz, che ha reso il rapper nativo di Boston famoso anche nel nostro continente.
E poco importano tutte le polemiche che hanno seguito la sua morte, avvenuta a 43 anni per cancro lo scorso 19 aprile. Polemiche in cui è stato pesantemente coinvolto il nuovo produttore di Guru, Solar, accusato (probabilmente a ragione) dalla famiglia del rapper di Boston di averlo volontariamente isolato dalla famiglia e allontanato da Dj Premier, con cui l’mc non aveva più rapporti dal 2003, approfittando della malattia per scopi personali.
Una vicenda che ha visto rincorrersi voci di tutti i tipi e che è progressivamente deteriorata nei mesi di marzo e aprile. Periodo in cui, durante una convalescenza in ospedale a seguito di un arresto cardiaco, la famiglia di Guru e lo stesso Premier sono stati sistematicamente tenuti all’oscuro di quanto stesse avvenendo.

Guru in uno scatto del 2006 (foto by Barbara Mürdter)
È triste che la morte di una figura così importante abbia fatto parlare quasi solo per i torbidi sospetti da cui è stata circondata, ma tutto questo non può oscurare una carriera di straordinaria importanza, iniziata nel 1989 con la pubblicazione del primo album firmato dal duo Guru & Premier, No more mr. nice guy, seguito, nel 1991, da Step in the Arena.
Il secondo disco consacra definitivamente i Gang Starr come uno dei gruppi di punta della East Coast, facendo conoscere in tutto il mondo lo stile particolare di Guru, tecnico e monocorde, e proprio per questo immediatamente riconoscibile, e i beats di Dj Premier, produttore diventato in breve tempo simbolo vivente del suono della costa orientale, dall’importanza paragonabile solo a quella avuta da Dr Dre nel caratterizzare l’hip hop della West Coast.
Siamo infatti negli anni appena precedenti all’esplosione della classica contrapposizione east coast/west coast, in cui da una parte troviamo artisti e gruppi come Nas, Mobb Deep, Notorious BIG e dall’altra i vari 2 Pac, Snoop Dogg, Ice Cube.
Una rivalità che ha fatto la storia dell’hip hop, ma a cui i Gang Starr non hanno mai preso parte, mantenendo le distanze sia dal gangsta rap (nonostante il nome del duo) sia dai gruppi nati per contrapporsi alla visione negativa imperante in quel periodo, come i De La Soul o A Tribe Called Quest. L’hip hop dei Gang Starr aveva nella musica il suo messaggio, la sua essenza: rime & beats. Uno stile puro e indipendente, che ha permesso al gruppo di raggiungere un importante successo commerciale senza mai dover fronteggiare l’accusa di essere, appunto, commerciale.
Entriamo così nella golden age dell’hip hop, che va dal 1994 al 1998. Le stesse date in cui i Gang Starr pubblicano il quarto e quinto album della loro carriera, Hard to earn e Moment of truth. Proprio quest’ultimo è il disco di maggior successo a firma Guru & Premier, e, secondo chi scrive, il loro vero capolavoro, dimostrazione di una volontà di restare al passo con i tempi senza uscire di un millimetro dalla via tracciata dagli album precedenti, come lo stesso Guru spiega nell’intro dell’album.
We had the right idea in the beginning
And and we just need to maintain our focus, and elevate
What we do we update our formulas
We have certain formulas but we update em (oh right)
with the times, and everything y’know
And and so… y’know
The rhyme style is elevated
The style of beats is elevated
but it’s still Guru and Premier
And it’s always a message involved
Nel 1999 viene invece pubblicato un greatest hits in occasione del decennale del gruppo: Full Clip, a decade of Gang Starr, in cui è contenuto l’inedito Full Clip, dedicato alla memoria di Big L, rapper morto assassinato all’età di 23 anni. Pezzo che, a distanza di oltre dieci anni, causa ancora reazione fortissime ogni volta che viene suonato dai dj di tutto il globo. Un vero e proprio classico.
L’ultimo album del duo risale invece al 2003, The Ownerz. Lavoro con al suo interno ottimi pezzi (come Skillz o Rite where u stand) e che ottiene un buon successo, ma che mostra anche come il gruppo abbia ormai probabilmente detto tutto quello che doveva. Ed è proprio nel 2003 che Guru e Premier, dopo un ultimo tour in cui fanno tappa anche a Milano, rompono senza più ricomporlo un sodalizio durato 15 anni.

Jazzmatazz volume 1 (1993): il primo esperimento di contaminazione tra hip hop, jazz e soul.
Ma la carriera di Guru non è stata contrassegnata solo dai Gang Starr. In Europa, infatti, il vero successo lo ha conosciuto soprattutto grazie a Jazzmatazz: fondamentale progetto a cui il rapper da vita già nel 1993 con Jazzmatazz vol.1, combinando rap e hip hop con jazz e acid jazz, grazie all’apporto di artisti del calibro di Roy Ayers, Ronny Jordan, Brandford Marsalis, N’Dea Davenport e altri.
Il lavoro non ottiene un grande successo negli States, ma permette a Guru di sfondare definitivamente nel nostro continente, da sempre più ricettivo nei confronti delle sperimentazioni, e di proseguire la saga di Jazzmatazz con altri tre capitoli, pubblicati nel 1995 (Vol. 2, The new reality), nel 2000 (Vol. 3, Street Soul, dall’impronta maggiormente soul e r&b) e infine nel 2007 (Vol. 4, Back to the future), interamente prodotto dal già citato Solar.
Una saga che ha ottenuto un successo di critica raro per un artista rap, mostrando come Guru non fosse solo un mc ben al di sopra della media, ma anche un vero amante della musica capace di creare album di puro hip hop come di mettersi in gioco per sperimentare nuove formule.
One of the best yet.
Andrea D. Signorelli
Disturbo della quiete pubblica. Questo il capo di imputazione che pesa sulla testa di Claudio Trotta, promoter di Barley Arts reo di essersi occupato dell’organizzazione del concerto milanese di Bruce Springsteen nel Giugno del 2008.
Capiamo il disagio dei cittadini esposti al rumore dei concerti di San Siro, ma ci duole far notare come si tratti di un disagio limitato a pochi giorni l’anno, diversamente da quello che coinvolge gli abitanti di altre aree della città (basti pensare al Cavalcavia del Ghisallo ed in generale alla circonvallazione) dove a causa del traffico il superamento dei 78 decibel, sia di giorno che di notte è la normale realtà quotidiana.
Ideato dal cantautore Ciri Ceccarini Musica Contro l’Omofobia vedrà alternarsi sul palco esponenti di generi molto diversi, dalla bossanova di Valeria Vaglio al pop acustico di Alessio Caraturo, dal rock pop di Maria Pia e i Serpenti fino ai ballabili della show band dello stesso Ceccarini.
La fan page di Posi, insomma, è stata trattata alla stessa stregua dei gruppi pro Bernardo Provenzano, ma la differenza è - ovviamente - abissale: da un lato abbiamo un’artista che - in modo assolutamente legittimo - parla con onestà di omosessualità e bisessualità (orientamenti sessuali perfettamente leciti), dall’altra un gruppo che inneggia - si pure con spirito goliardico - ad un capo mafioso condannato in via definitiva per reati molto gravi.
L’opera è - all’occhio del profano - un mondo immobile, fatto di ori e velluti polverosi, fermo alle realizzazioni e agli stilemi canonizzati nel XIX° secolo, lontanissimo dalle innovazioni e dalle contaminazioni dell’epoca moderna.

















