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il magazine con uno sguardo critico sul presente

Archive for October, 2009

Nuovo sito per il Museo Nazionale del Cinema

Posted by Massimo Poti On October - 31 - 2009ADD COMMENTS

Nel nuovo sito del Museo Nazionale del Cinema di Torino abbondano i contenuti ma è impossibile condividerli. Web 2.0 non pervenuto.

schermata-2009-10-31-a-102940Dall’inaugurazione, avvenuta nel 2000, il Museo Nazionale del Cinema, ospitato nella Mole Antonelliana di Torino, non si è limitato a rendere condiviso un patrimonio davvero unico di storia del cinema ma ha saputo imprimere un’accelerazione a tutta la città, non solo in ambito culturale, risvegliandola da un torpore nel quale troppo spesso purtroppo tende a ricadere.

Era da tempo che il sito del Museo del Cinema aveva bisogno di un aggiornamento e il lancio del nuovo sito, avvenuto pochi giorni fa, non poteva che giungere gradito. L’obiettivo, come sempre accade per i siti dei musei, non era affatto facile: trovare il giusto equilibrio tra istituzionalità e funzionalità, modulando la mole di informazioni e materiali da condividere online, senza rovinare la sorpresa (e far passare la voglia di visitare il museo).

L’obiettivo non era facile e Ars Media e Graffiti Multimedia le due web agency  responsabili del progetto, hanno senza dubbio raggiunto l’obiettivo, anche se ad alcuni inconfutabili picchi di eccellenza come la visita virtuale agli spazi del museo “Virtual Dreams” o le elegantissime pagine dedicate alle collezioni online (si parte con una retrospettiva su Maciste) si affianca un’unica macroscopica lacuna: l’impossibilità di condividere informazioni e contenuti sui social network come Facebook o Twitter.

Alberto Barbera, Direttore del Museo, ci ha assicurato che si tratta solo di una mancanza temporanea, che sarà colmata nei prossimi mesi, ma rimane l’amaro in bocca per un sito davvero ricco di contenuti inestimabili, per di più presentati con stile e eleganze tutte italiane (sabaude, aggiungerei), ma al momento non condivisibili proprio attraverso gli strumenti più congeniali al mezzo.

Massimo Potì

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Un fotogramma dal video di If You're Wondering If I Want You To) I Want You To dei Weezer

Un fotogramma dal video di If You're Wondering If I Want You To) I Want You To dei Weezer

E’ stato reso disponibile su Youtube (sul canale ufficiale della Universal music) il video di (If You’re Wondering If I Want You To) I Want You To dei Weezer, singolo che anticipa il nuovo album Ratitude, in uscita il 3 Novembre.
Il video, diretto da Michael Angelos, riprende l’estetica anni ‘50 sperimentata già nel lontano 1994, con il massimo successo della band Buddy Holly.

Il clip vede la band impegnata in una serie di situazioni paradossali che ruotano attorno alla splendida Odette Yustman, in una narrazione che sarà sicuramente apprezzata dagli amanti del nonsense.
A livello musicale, comunque, il nuovo singolo non riserva nessuna sorpresa, mantenendosi fedele alla linea pop punk sperimentata in questi quindici anni di carriera, ma l’incalzante beat di batteria unito a chitarre pastose ma poco impegnative ne fanno comunque un buon brano, che si farà ascoltare piacevolmente durante il suo periodo di rotazione salvo poi essere, in modo altrettanto indolore, dimenticato.

Thierry Bignamini

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Chris Cornell

Chris Cornell

Il divorzio dai Soundgarden di certo non ha fatto bene a Chris Cornell: nè da solo nè con gli Audioslave si è mai avviciniato al successo di critica e pubblico di album come Superunknown o Badmotorfinger.
La parabola dei tre album solisti, in particolare, è stata senza dubbio discendente: se il pur bello Euphoria Morning (1999) non faceva gridare al miracolo e Carry On (del 2007) è ricordato soprattutto per la piacevole ma retorica You know my name (dalla colonna sonora di Casino Royale),
Scream (2009)
ha letteralmente fatto gridare d’orrore i fan di vecchia data.
La produzione dell’album, affidata a Timbaland, mortifica tanto il talento di Cornell (la cui splendida voce mal si adatta alle atmosfere pop) quanto quello del Re Mida dell’r'n’b contemporaneo, che con Scream ha il suo primo, vero, rovescio di fortuna da alcuni anni a questa parte.

Qualcuno, però, è riuscito a vedere del buono in qualche traccia dell’album: uno di questi è il canadese Michael Friedman (specialista in colonne sonore) che vi ha addirittura sentito qualcosa della grandezza di Black Hole Sun.
Sull’onda di questa illuminazione Friedman ha contattato il suo vecchio amico Jordon Zadorozny (fondatore della band Blinker the Star) e gli ha posto una sfida: riuscire a carteggiare i molteplici strati di vernice inseriti da Timbaland e riportare le canzoni di Scream alla loro originaria natura di canzoni Rock.

Ad oggi è stata resa disponibile - con l’approvazione dello stesso Cornell - soltanto Never Far Away, completamente reincisa oltre che remixata.

A dispetto dell’entusiasmo con cui Friedman e Zadorozny introducono il progetto, non ci è proprio possibile scorgere la grandezza in un brano che - per quanto molto migliore dell’originale - sconforta per mancanza di mordente e di originalità. Solo nel bridge che precede il finale (in crescendo, come nella miglior tradizione pop/rock) è possibile, con molto sforzo, ritrovare qualcosa della compattezza ritmica e della profondità del suono di un tempo.

La speranza, però, è che questo progetto sia il preludio di un ritorno alle origini di Cornell, dal quale attendiamo da troppo tempo una nuova dimostrazione di talento o, per lo meno, di mestiere.

Thierry Bignamini

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Nikon D5000 premiata dal DIWA

Posted by luigi callegari On October - 29 - 2009ADD COMMENTS
Nikon D5000

Nikon D5000

Il DIWA (DIgital Imaging Websites Associations) ha premiato la reflex digitale D5000 di Nikon con il titolo di fotocamera “Gold”.

Il premio è basato su una valutazione di 200 parametri di giudizio diversi ed è effettuata da membri specializzati provenienti da nove diverse nazioni.

Particolarmente apprezzati il display ad angolazione variabile posteriore, che permette nuove modalità d’uso e inquadratura, oltre ovviamente alla possibilità di registrare video in alta definizione e al ricco numero di funzioni intuitive, compreso il Live View, che permette di inquadrare col display come con le compatte. La qualità delle immagini è stata giudicata in linea col blasonato marchio Nikon.

Per informazioni: www.nital.it.

Luigi Callegari

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subbuteologoPer i bambini degli anni ‘70 ed ‘80 era un sogno, il regalo più ambito.
La scatola di cartone conteneva un panno di tela verde che andava fatto stirare (con precisione maniacale) dalla mamma e poi fissato con decine di chiodini ad un’asse di truciolare
(che in quegli anni non c’era gioco degno di questo nome che non avesse a che fare con la cassetta degli attrezzi di papà).

La Roma del 2001 un versione Subbuteo

La Roma del 2001 un versione Subbuteo

Dai blister di plastica uscivano gli undici giocatori, indistinguibili tra loro: dieci omarini coi piedi appoggiati su una semisfera (dal 1980) o su un disco di plastica ed un undicesimo – il portiere - stavolta con le braccia alzate, fissato ad un dischetto dotato di una lunga asticella (necessaria per poterlo comandare da dietro la rete della porta).
Per muoverli, gli omarini, i giocatori dovevano prodursi in una “schicchera” (il colpo d’indice che si usa anche per le biglie in spiaggia) badando a non ribaltare l’omino, a non buttare il pallone e soprattutto a non commettere fallo falciando gli omini avversari.
Il Subbuteo

Uno stadio di Subbuteo completo

Uno stadio di Subbuteo completo

Nella sua apparente semplicità il Subbuteo era geniale, riusciva a raccogliere il meglio dei giochi “maschili” di quegli anni: accanto alla componente sportiva e ludica (la simulazione del calcio, le biglie), infatti, il Subbuteo è stato per molti il primo contatto con il modellismo (esisteva una vastissima gamma di elementi aggiuntivi per trasformare il proprio semplice campo di tela in un vero e proprio plastico di uno, completo di tribune, tifosi e riflettori).

I bambini di allora sono cresciuti hanno lasciato i loro vecchi campi di tela a fare muffa in qualche cantina e, nella migliore delle ipotesi, hanno conservato uno o due giocatori come soprammobili vintage.

Un'azione di gioco

Un'azione di gioco

Ogni tanto compare sul mercato qualche simulazione elettronica del Subbuteo, ma fino ad oggi è sempre mancato qualcosa: scindere il Subbuteo dal tipico colpo di dito, ridurre il tutto ad una sequenza di tasti o di click del mouse ne uccide il fascino. Il Subbuteo è, assieme al Calcio Balilla, uno dei giochi che peggio fino ad oggi si sono prestati alla digitalizzazione.

Grazie alla tecnologia multitouch di Apple ed all’inventiva del team di sviluppatori della Esimple, però, il “calcio in punta di dito” è finalmente diventato un videogioco davvero credibile: Itablesoccer è, infatti, un applicazione che simula alla perfezione il Subbuteo, realizzata in collaborazione con la Federazione Internazionale del Calcio da Tavolo che garantisce la bontà del regolamento.
Una volta acquistata (costa solamente 2,99 €) ed installata basta registrarsi e creare una propria squadra per potersi confrontare a colpi di “schicchera” con giocatori di tutto il mondo. Itablesoccer, infatti, sfrutta la connettività (Wi-Fi o 3G) di IPhone e IPod Touch per costruire una comunità mondiale di giocatori di Subbuteo. E’ possibile confrontarsi con dei perfetti sconosciuti o filtrare la lista di giocatori on line per trovare il proprio compagno di scrivania e rivivere le emozioni dei pomeriggi d’infanzia.

Un'azione di gioco di Itablesoccer

Un'azione di gioco di Itablesoccer

La giocabilità e la precisione della simulazione sono impressionanti, manca solo la sensazione della trama del cotone del campo sotto i polpastrelli. Come nel gioco originale non è affatto facile controllare i propri giocatori (grazie ad un’ottima ricostruzione della fisica “reale” che governa il Subbuteo), ed è necessario un periodo di “addestramento” per imparare a gestire al meglio la potenza dei tiri e gli effetti.
Oltre alla modalità “partita”, per cui è necessaria una connessione, il gioco prevede anche quattro modalità “minigame” (tiro al bersaglio, azione, basket e curling) giocabili anche off line che permettono sia di allenarsi sia – cosa più importante – di divertirsi da soli o sfidando i propri amici; i minigame di sicuro non sostituiscono una partita vera e propria, ma sono abbastanza impegnativi da garantire un buon livello di intrattenimento tra una sfida e l’altra.

Itablesoccer, sviluppato da ESimple è disponibile sull’Itunes Store a 2,99 €

Thierry Bignamini

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La batteria dell’auto dura di più con l’energia solare

Posted by lino.garbellini On October - 28 - 2009ADD COMMENTS

Un esperto ci svela un avvenieristico progetto in grado di allungare la vita dellabatteria dell’auto grazie ai pannelli solari. In questo periodo riguardo all’Hi-Tech si parla spesso di innovazione e rispetto dell’ambientale, molte volte anche a sproposito. Pochi però sono quelli che modificano i propri comportamenti quotidiani per migliorare l’impatto ambientale.

A volte ci rechiamo al posto di lavoro con i mezzi pubblici, se il lavoro è vicino a casa è possibile andare anche a piedi, per diversi motivi può accadere che la nostra automobile resti inutilizzata per diversi giorni. Se la batteria non è nuovissima e soprattutto se l’allarme resta inserito, può accadere che nel momento in cui abbiamo bisogno del veicolo scopriamo di avere la batteria a terra e di non riuscire ad avviarlo.
Sì, è vero direte voi, è possibile ricorrere ai cavi di emergenza, ma esiste il grosso rischio che la batteria della macchina, anche dopo lunghe percorrenze, non venga più ricaricata a livelli ottimali, o sia addiritura da buttare.
Se per nostra sfortuna la batteria si è scaricata completamente ed è rimasta in quello stato per qualche giorno, il piombo solfato può essersi depositato sulle piastre della batteria, generando di fatto una barriera che ostacola il passaggio di corrente. Questo fenomeno è chiamato solfatazione.
Se possediamo un box ci sono degli apparecchi chiamati manutentori di corrente, fatti apposta per mantenere la batteria carica in caso di veicolo fermo per un lungo periodo, ma per chi lascia il proprio veicolo in strada - come capita a chi scrive - questa soluzione non è percorribile per ovvia mancanza di una presa di corrente.
A questo punto l’energia solare può venire in nostro aiuto, grazie a un dispositivo costruito “in casa”.
Dobbiamo prima di tutto procurarci un pannello solare da 12V, che possiamo alloggiare sul cruscotto o sulla cappelliera del nostro veicolo, ben esposto alla luce solare.

pannello

Questo pannello è un esempio di quello che si può trovare in un negozio di elettronica specializzato oppure on-line, le dimensioni sono circa 300×250x20 mm di spessore e il peso è di circa 1 Kg.
Un modello base in condizioni ottimali può erogare fino a 200mA con la tensione di 12V, sono disponibili modelli anche più piccoli con minore erogazione di corrente.
Dopodichè dobbiamo procurarci in un qualsiasi negozio di elettronica un cavo elettrico della lunghezza idonea per collegare il nostro pannello solare alla presa accendisigari, e successivamente ci procuriamo un classico connettore per l’accendisigari della macchina.

A questo punto, se saldiamo il nostro cavo ai rispettivi poli del pannello e del connettore accendisigari, avremmo già terminato il nostro progetto, ma manca un aspetto importante, destinato a prevenire il fenomeno di inversione di corrente.
Di notte, quando il pannello non è esposto alla luce del sole, dobbiamo evitare che la corrente scorra dalla batteria della nostra macchina al pannello solare, altrimenti otterremmo il risultato opposto a quello desiderato.
Per evitare il ritorno di corrente dobbiamo inserire in serie al nostro circuito un diodo da almeno 1 Ah che permetta alla corrente di scorrere in un solo senso, cioè dal pannello alla batteria, e non viceversa.

accendisigariNelle installazioni fotovoltaiche più avanzate il ruolo di evitare le inversioni di corrente viene svolto da appositi regolatori di carica, ma nel nostro caso il diodo è una ottima soluzione.

Alcune avvertenze :

•    In alcuni veicoli la presa accendisigari non funziona quando il cruscotto è spento, quindi prima di effettuare il collegamento è necessario misurare con un semplice tester che la presa accendisigari sia sotto tensione a cruscotto spento.
Se a cruscotto spento la presa accendisigari fosse isolata, saremmo costretto ad andare a collegarci, tramite i consueti coccodrilli, direttamente alla batteria, rendendo più complicato il passaggio dei cavi.
•    Prima di avviare il motore dobbiamo staccare il connettore dalla presa accendisigari e mettere il pannello in un luogo sicuro che non possa in alcun modo disturbare la nostra guida.
A veicolo marciante, l’alternatore della nostra macchina provvederà a ricaricare la nostra batteria.

schemaPer chi non vuole cimentarsi nella autocostruzione del circuito, sono comunque disponibili dei pannelli solari già pronti, con protezione integrata da inversione di corrente e connettori accendisigari e coccodrilli, i prezzi variano a seconda di qualità delle celle e quantità di corrente erogata.

Mike Fantoni

L’autore declina ogni responsabilita’ nel caso in cui qualcuno, senza le necessarie conoscenze teoriche e tecniche, metta in atto il seguente progetto, creando qualsiasi lesione o danno a cose, a se stesso o terzi.

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BASKET Nba: 2009/2010, si parte!

Posted by redazione On October - 27 - 2009ADD COMMENTS

82992530JZ019_NEW_YORK_KNICDopo un’estate ricca di movimenti di mercato, una Spagna formato “americano” che ha dominato l’Europeo e una preseason un po’ in sordina, questa sera finalmente inizia la stagione Nba ‘09-’10, e inizia col botto (anzi, due botti…)

Il primo è quello delle partite d’esordio: un appetitoso Cleveland-Boston, con contorno di Dallas-Washington e Portland-Houston; per finire, il derby losangelino Lakers-Clippers che quest’anno si preannuncerebbe più combattuto che mai. Se non che, il secondo botto l’ha fatto la rotula di Blake Griffin, prima scelta per consenso unanime del draft 2009, power forward di classe e atletismo purissimi, selezionato dai Clippers e immediatamente vittima della maledizione dei cugini poveri di Los Angeles! Sei settimane di prognosi per il giovane ex Oklahoma State e una brutta tegola per una squadra che aveva appena recuperato Baron Davis (segnalato in forma smagliante) e Chris Kaman dopo un’annata di infortuni.

Ma vediamo un po’ cosa c’è da aspettarsi dalle due conference, dopo il turbinio degli scambi estivi.

EASTERN
Chi non può
Hanno smantellato la baracca – un po’ per guai finanziari, un po’ per avere più spazio di manovra l’estate prossima – i Nets, da poco acquistati da un magnate russo (alto due metri e cinque, cioè più di quasi tutti i suoi giocatori!). Ceduto Vince Carter a Orlando, hanno ricevuto Rafer “Skip” Alston e l’interessantissimo Courtney Lee. Si contenderanno il posto in “lotteria” con Milwaukee, che ha scaricato Richard Jefferson a San Antonio e presenta gli ex “europei” Delfino, Ilyasova, Brandon Jennings e Roko Ukic. Discorso simile per Indiana, immutata, che punta molto sul rookie Tyler Hansbrough, classico biancone tecnico e grintoso, ma dall’atletismo sotto lo standard richiesto.

In mezzo al guado
I New York Knicks hanno cambiato poco, rifirmando i free agent David Lee e Nate Robinson, e scommettendo a costo quasi zero su Darko Milicic (ultima chiamata per il serbo, che nel gioco D’Antoni potrebbe emergere). Molto dipende dalla schiena di Danilo Gallinari, che pare guarito e non si farà certo impressionare dalle sparate della stampa newyorkese. In attesa di sapere chi sarà il “salvatore” in arrivo nell’estate 2010, i Knicks possono puntare a un ottavo posto per i playoff (ma potrebbero anche crollare!). Grosse perplessità su Detroit, che chiude l’era Rasheed e impiega il suo consistente spazio salariale per ingaggiare Ben Gordon (il dubbio è il suo ginocchio) e Charlie Villanueva (il dubbio è la sua testa); presenta però un vuoto impressionante sotto canestro, presidiato dall’eterna delusione Kwame Brown, dal figliol prodigo Ben Wallace e da un rimpiazzo come Chris Wilcox. Playoff? Forse, se tutti sono sani (in corpore et mentis). Charlotte ha scambiato Emeka Okafor – a New Orleans – con Tyson Chandler e potrebbe puntare all’ottava piazza, ora che Larry Brown conosce meglio i giocatori, all’apparenza adatti al suo gioco. Washington ha inserito Randy Foye e Mike Miller (più Oberto) in un contesto interessante. Se il nuovo coach Flip Saunders riuscirà ad amalgamarli, hano una potenza offensiva tale da poter puntare al secondo giro playoff. Miami, sostanzialmente immutata, sembra anch’essa da playoff borderline, ma molto dipenderà dalla maturazione di Michael Beasley, talento sregolato che ha passato l’estate in clinica di “rehab” per problemi legati al consumo di marijuana. Attendisti in chiave 2010 pure loro, ma con Dwayne Wade non si può mai dire…
Anche i Philadelphia 76ers sono un’incognita, così come il loro rookie Jrue Holiday. Con un Elton Brand sano e “affamato”, l’ingaggio di Kapono a risolvere i problemi al tiro da fuori, e la consueta energia di Iguodala, Dalembert & co. possono puntare in alto, se sapranno sopperire alla partenza di Andre Miller. Si prevede un’annata di corse a perdifiato al Wachovia Center.
I Toronto Raptors, rifirmato per 50 milioni in 5 anni Andrea Bargnani, proseguono sulla via dell’«europeizzazione»: aggiunto Belinelli, in un contesto molto adatto alle sue caratteristiche, inseriscono Hedo Turkoglu – fresco «eroe» dei playoff –, che prima dice sì a Portland, poi ci ripensa e sceglie il Canada. Sulla carta sembrano almeno da secondo giro dei playoff, ma restano i consueti dubbi sull’intensità e sulla tenuta sotto le plance. Molto dipenderà dall’impatto dell’atleticissimo rookie DeMar Derozan e sulle condizioni del Turko, che potrebbe pagare un po’ anche l’impegno estivo con la nazionale. Gli Atlanta Hawks, dopo essere approdati al secondo turno dei playoff l’anno scorso, si sono limitati a inserire Jamal Crawford, che darà magari qualche serata sopra i 30 punti, ma non pare spostare molto. Un avversario comunque da prendere con le molle, soprattutto in casa propria.

Chi può
E veniamo ai grossi calibri. Chicago, perso Ben Gordon, ha inserito Jannero Pargo – reduce da un’annata europea tra alti e bassi – e l’interessante rookie Taj Gibson, atletica ala da Southern California (anche se il parco-ali dei Bulls era già ben fornito, con i vari Noah, Salmons, Luol Deng). Dalle condizioni fisiche del super-play Derrick Rose, al momento scavigliato, dipenderà gran parte delle loro sorti.
Uno dei sommovimenti estivi più imponenti – se non altro per la mole, fisica e mediatica, del protagonista – ha coinvolto i Cleveland Cavaliers. «Win a ring for the King» è il motto con cui si è presentato ai tifosi dell’Ohio Shaquille O’Neil, nella sua quinta reincarnazione. Protagonista nell’estate del reality “Shaq Vs.”, in cui ha sfidato campioni di altri sport, the Big Aristotle dovrà mantenere quanto promesso, se Cleveland vorrà convincere Lebron James a non abbandonare la nave nell’estate 2010. (Sulla carta, sembra difficile la convivenza «fisica» in campo di Lebron, che predilige avvicinarsi al ferro, con un centro di stazza e posizione come Shaq.) In aggiunta, il roster è stato rimpolpato con la qualità dell’ex Toronto Anthony Parker, tuttofare di classe pura, e l’energia di Leon Powe, sottratto ai rivali di Boston.
I Celtics si presentano con un Rasheed Wallace in più, aggiungono l’utile Marquis Daniels, ma soprattutto ritrovano un Kevin Garnett recuperato dopo l’infortunio al ginocchio. Boston si propone come una squadra ancor più tosta difensivamente ed esperta di prima. Unico punto di domanda, il trattamento riservato dal GM Danny Ainge al giovane playmaker Rajon Rondo, protagonista l’anno passato di playoff di livello altissimo, ma criticato durante l’estate da coach e dirigenza.
Infine, anche gli Orlando Magic si presentano al via con novità importanti. Rifirmato per fior di soldi il centrone polacco Marcin Gortat (protagonista di un più che discreto europeo), e rinforzatisi sotto canestro con Brandon Bass da Dallas, i Magic hanno sostituito Turkoglu con Vince Carter. Anche per l’ex “Air Canada” siamo all’ultima chiamata per il definitivo salto di qualità. Riuscirà la sicurezza difensiva garantitagli dalla presenza di Dwight Howard e lo spumeggiante gioco offensivo di Van Gundy ha coinvolgere il fin qui altalenante/esasperante/tentennante Vince? O la perdita del turco, con la combinazione di stazza e tiro, leverà ai Magic una delle loro peculiarità? Su queste domande – e sulle percentuali da fuori – si gioca la possibilità di un ritorno in finale per Orlando.

Giovanni Garbellini

Pronostici

Ai playoff

1. Cleveland
2. Boston
3. Orlando
4. Philadelphia
5. Chicago
6. Atlanta
7. Toronto
8. New York

Finale di Conference
Boston – Cleveland: 4-3

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