Dopo un’estate ricca di movimenti di mercato, una Spagna formato “americano” che ha dominato l’Europeo e una preseason un po’ in sordina, questa sera finalmente inizia la stagione Nba ‘09-’10, e inizia col botto (anzi, due botti…)
Il primo è quello delle partite d’esordio: un appetitoso Cleveland-Boston, con contorno di Dallas-Washington e Portland-Houston; per finire, il derby losangelino Lakers-Clippers che quest’anno si preannuncerebbe più combattuto che mai. Se non che, il secondo botto l’ha fatto la rotula di Blake Griffin, prima scelta per consenso unanime del draft 2009, power forward di classe e atletismo purissimi, selezionato dai Clippers e immediatamente vittima della maledizione dei cugini poveri di Los Angeles! Sei settimane di prognosi per il giovane ex Oklahoma State e una brutta tegola per una squadra che aveva appena recuperato Baron Davis (segnalato in forma smagliante) e Chris Kaman dopo un’annata di infortuni.
Ma vediamo un po’ cosa c’è da aspettarsi dalle due conference, dopo il turbinio degli scambi estivi.
EASTERN
Chi non può
Hanno smantellato la baracca – un po’ per guai finanziari, un po’ per avere più spazio di manovra l’estate prossima – i Nets, da poco acquistati da un magnate russo (alto due metri e cinque, cioè più di quasi tutti i suoi giocatori!). Ceduto Vince Carter a Orlando, hanno ricevuto Rafer “Skip” Alston e l’interessantissimo Courtney Lee. Si contenderanno il posto in “lotteria” con Milwaukee, che ha scaricato Richard Jefferson a San Antonio e presenta gli ex “europei” Delfino, Ilyasova, Brandon Jennings e Roko Ukic. Discorso simile per Indiana, immutata, che punta molto sul rookie Tyler Hansbrough, classico biancone tecnico e grintoso, ma dall’atletismo sotto lo standard richiesto.
In mezzo al guado
I New York Knicks hanno cambiato poco, rifirmando i free agent David Lee e Nate Robinson, e scommettendo a costo quasi zero su Darko Milicic (ultima chiamata per il serbo, che nel gioco D’Antoni potrebbe emergere). Molto dipende dalla schiena di Danilo Gallinari, che pare guarito e non si farà certo impressionare dalle sparate della stampa newyorkese. In attesa di sapere chi sarà il “salvatore” in arrivo nell’estate 2010, i Knicks possono puntare a un ottavo posto per i playoff (ma potrebbero anche crollare!). Grosse perplessità su Detroit, che chiude l’era Rasheed e impiega il suo consistente spazio salariale per ingaggiare Ben Gordon (il dubbio è il suo ginocchio) e Charlie Villanueva (il dubbio è la sua testa); presenta però un vuoto impressionante sotto canestro, presidiato dall’eterna delusione Kwame Brown, dal figliol prodigo Ben Wallace e da un rimpiazzo come Chris Wilcox. Playoff? Forse, se tutti sono sani (in corpore et mentis). Charlotte ha scambiato Emeka Okafor – a New Orleans – con Tyson Chandler e potrebbe puntare all’ottava piazza, ora che Larry Brown conosce meglio i giocatori, all’apparenza adatti al suo gioco. Washington ha inserito Randy Foye e Mike Miller (più Oberto) in un contesto interessante. Se il nuovo coach Flip Saunders riuscirà ad amalgamarli, hano una potenza offensiva tale da poter puntare al secondo giro playoff. Miami, sostanzialmente immutata, sembra anch’essa da playoff borderline, ma molto dipenderà dalla maturazione di Michael Beasley, talento sregolato che ha passato l’estate in clinica di “rehab” per problemi legati al consumo di marijuana. Attendisti in chiave 2010 pure loro, ma con Dwayne Wade non si può mai dire…
Anche i Philadelphia 76ers sono un’incognita, così come il loro rookie Jrue Holiday. Con un Elton Brand sano e “affamato”, l’ingaggio di Kapono a risolvere i problemi al tiro da fuori, e la consueta energia di Iguodala, Dalembert & co. possono puntare in alto, se sapranno sopperire alla partenza di Andre Miller. Si prevede un’annata di corse a perdifiato al Wachovia Center.
I Toronto Raptors, rifirmato per 50 milioni in 5 anni Andrea Bargnani, proseguono sulla via dell’«europeizzazione»: aggiunto Belinelli, in un contesto molto adatto alle sue caratteristiche, inseriscono Hedo Turkoglu – fresco «eroe» dei playoff –, che prima dice sì a Portland, poi ci ripensa e sceglie il Canada. Sulla carta sembrano almeno da secondo giro dei playoff, ma restano i consueti dubbi sull’intensità e sulla tenuta sotto le plance. Molto dipenderà dall’impatto dell’atleticissimo rookie DeMar Derozan e sulle condizioni del Turko, che potrebbe pagare un po’ anche l’impegno estivo con la nazionale. Gli Atlanta Hawks, dopo essere approdati al secondo turno dei playoff l’anno scorso, si sono limitati a inserire Jamal Crawford, che darà magari qualche serata sopra i 30 punti, ma non pare spostare molto. Un avversario comunque da prendere con le molle, soprattutto in casa propria.
Chi può
E veniamo ai grossi calibri. Chicago, perso Ben Gordon, ha inserito Jannero Pargo – reduce da un’annata europea tra alti e bassi – e l’interessante rookie Taj Gibson, atletica ala da Southern California (anche se il parco-ali dei Bulls era già ben fornito, con i vari Noah, Salmons, Luol Deng). Dalle condizioni fisiche del super-play Derrick Rose, al momento scavigliato, dipenderà gran parte delle loro sorti.
Uno dei sommovimenti estivi più imponenti – se non altro per la mole, fisica e mediatica, del protagonista – ha coinvolto i Cleveland Cavaliers. «Win a ring for the King» è il motto con cui si è presentato ai tifosi dell’Ohio Shaquille O’Neil, nella sua quinta reincarnazione. Protagonista nell’estate del reality “Shaq Vs.”, in cui ha sfidato campioni di altri sport, the Big Aristotle dovrà mantenere quanto promesso, se Cleveland vorrà convincere Lebron James a non abbandonare la nave nell’estate 2010. (Sulla carta, sembra difficile la convivenza «fisica» in campo di Lebron, che predilige avvicinarsi al ferro, con un centro di stazza e posizione come Shaq.) In aggiunta, il roster è stato rimpolpato con la qualità dell’ex Toronto Anthony Parker, tuttofare di classe pura, e l’energia di Leon Powe, sottratto ai rivali di Boston.
I Celtics si presentano con un Rasheed Wallace in più, aggiungono l’utile Marquis Daniels, ma soprattutto ritrovano un Kevin Garnett recuperato dopo l’infortunio al ginocchio. Boston si propone come una squadra ancor più tosta difensivamente ed esperta di prima. Unico punto di domanda, il trattamento riservato dal GM Danny Ainge al giovane playmaker Rajon Rondo, protagonista l’anno passato di playoff di livello altissimo, ma criticato durante l’estate da coach e dirigenza.
Infine, anche gli Orlando Magic si presentano al via con novità importanti. Rifirmato per fior di soldi il centrone polacco Marcin Gortat (protagonista di un più che discreto europeo), e rinforzatisi sotto canestro con Brandon Bass da Dallas, i Magic hanno sostituito Turkoglu con Vince Carter. Anche per l’ex “Air Canada” siamo all’ultima chiamata per il definitivo salto di qualità. Riuscirà la sicurezza difensiva garantitagli dalla presenza di Dwight Howard e lo spumeggiante gioco offensivo di Van Gundy ha coinvolgere il fin qui altalenante/esasperante/tentennante Vince? O la perdita del turco, con la combinazione di stazza e tiro, leverà ai Magic una delle loro peculiarità? Su queste domande – e sulle percentuali da fuori – si gioca la possibilità di un ritorno in finale per Orlando.
Giovanni Garbellini
Pronostici
Ai playoff
1. Cleveland
2. Boston
3. Orlando
4. Philadelphia
5. Chicago
6. Atlanta
7. Toronto
8. New York
Finale di Conference
Boston – Cleveland: 4-3

