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dieZeitGeist

il magazine con uno sguardo critico sul presente

Archive for November, 2009

La memoria SD con Wi-Fi integrato

Posted by luigi callegari On November - 30 - 2009ADD COMMENTS
Eye-Fi

Eye-Fi

La schedina SD di Eye-Fi apparentemente è come tantissime altre da 4 GB, ma in realtà incorpora una interfaccia Wi-Fi programmabile. Infatti, quando la si inserisce nella fotocamera digitale, oltre a memorizzare le immagini riprese, può inviarle ad una rete wireless a portata di campo.

Si possono scegliere vari siti di foto e social networking (Flickr, Facebook, Picasa, MobileMe, YouTube ecc.) in modo che le nostre foto vengano inviate e pubblicate in modo automatico.

Inoltre può essere usata come sistema di backup: avvicinandola alla rete di casa le foto verranno memorizzate sul computer, PC o Mac che sia, oppure anche su un server FTP. La selezione delle foto da inviare può essere fatto direttamente dalla fotocamera, se compatibile. L’elenco dei modello che lo è può essere trovato sul sito del produttore. Esistono varie versioni delle SD di Eye-Fi, con prezzi, capacità e caratteristiche diverse. Due modelli chiamato “Explore Video” e “Pro” possono persino inserire i dati GPS di localizzazione nelle foto scattate e accedere agli hotspot.

In Italia le Eye-Fi sono distribuite da Speeka ed il prezzo del modello base è di circa 65 Euro. Per ulteriori informazioni: Eye-Fi.

Luigi Callegari

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Jolicloud provato per voi

Posted by redazione On November - 30 - 2009ADD COMMENTS

bootJolicloud è un sistema operativo linux-based (attualmente la base è Ubuntu 9.04 ) di tipo ” Cloud” specificatamente progettato per sistemi a basse performance in termini di spazio disco, memoria e processore. Questo lo rende adatto all’uso sui Netbook , anche quelli di prima generazione.

Lo sviluppo è ancora la fase alpha, a cui si accede tramite invito, questo per l’utente significa ancora una fase poco matura del sistema che denota alcune mancanze e qualche instabilità. Nonostante queste premesse il suo sviluppo è in piena attività , e nuove applicazioni vengono aggiunte con base quasi giornaliera.

login1Oltre alla base linux, Jolicloud si appoggia fortemente su Mozilla Prism per far funzionare applicazioni Web Based. Per le applicazioni che girano solo su Windows, Jolicloud si appoggia a Wine per l’emulazione.

Il boot è veloce, e seppur ingabbiato in una macchina virtuale le prestazioni del sistema sono buone. Dopo il log in a Jolicloud si accede ad una dashboard con messaggi e notifiche. Da qui si accede facilmente ad una App Directory dove si trovano subito le applicazioni più note ed utilizzate (Gmail, Facebook , Skype, Chrome, VLC ecc ). La directory può essere esplorata per area tematica ( accessori, sviluppo, Educazione, Giochi…) oppure tramite un campo di ricerca.

appdir1Lo stesso motore di ricerca può essere usato sia per cercare applicazioni che persone, registrate al servizio, sia per condividere messaggi e file. Jolicloud si propone quindi come un sistema operativo Cloud e sociale, dove file, programmi e impostazioni risiedono ” nella nuvola”, sganciando così il contenuto dal contenitore, e permettendo, tramite un semplice login, di ritrovare il tutto cosi com’è da qualsiasi pc lo si utilizzi.

ll progetto è partito all’inizio di quest’anno grazie all’iniziativa di Tariq Krim, ex fondatore di netvibes che ha lasciato per potersi concentrare totalmente al progetto.

Rispetto a Google Chromium, Jolicloud è decisamente piu completo e le applicazioni supportate sono decisamente maggiori,  e ben sviluppate. D’altro canto Google ha dalla sua una potenza economica e ingegneristica che ha pochi rivali e riuscirà sicuramente a recuperare i passi perduti, ciò non toglie che Jolicloud potrà avere, se continua così, la sua fetta di nuvola nel promettente mercato dei sistemi operativi Cloud.

Luca Perencin

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Armani Jeans Milano 89 – Scavolini Pesaro 86

Posted by lino.garbellini On November - 29 - 2009ADD COMMENTS

olimpia-pesaro3Milano, 29/11/2009 - Nonostante la fredda e piovosa giornata invernale e le recenti scarse prestazioni della compagine milanese il Palalido è gremito.

L’Olimpia parte con un quintetto coposto da Finley, Rocca, Mordente, Mancinelli e Maciulis.

Rocca è ormai diventato un punto fermo della squadra milanese, segna il primo canestro e prende un fallo, Maciulis segna invece un tiro da tre “dalla sua piastrella” - piedi per terra - e anche Finley mette il suo primo canestro da due. La Scavolini parte male, ma si riprende quasi subito, al primo time-out dopo quattro minuti e mezzo conduce 12 a 8. Visto che le cose si mettono male Bucchi a tre minuti dalla fine del primo quarto tenta la  carta Hall per Mancinelli e Bulleri per Finley, ma Milano è ancora sotto di due, 12 a 14.

Maciulis ha capito che non deve solo tirare, ma penetra e gioca sfruttando il suo fisico e segnando un paio di bei canestri, Rocca imperioso a rimbalzo. La Scavolini gioca semplice, ma efficace; canestri da sotto e tiri da tre, è aiutata anche da una difesa troppo morbida dei padroni di casa. Grande impatto sulla partita di Bulleri, due canestri e un assist. Alla fine della prima fazione di gioco il punteggio è di 18 a 23.

Secondo quarto

Quintetto quantomeno strano per Bucchi, composto da Bulleri, Mordente, Beard, Viggiano e Hall. Dopo Rocca anche Beard trovo il canestro da sotto grazie a uno schema ben eseguito e portato fino in fondo. Pesaro risponde con il tiro da tre di Flamini. Difficile per l’Armani conquistare rimbalzi offensivi, Williams è messo bene in campo e anche in attacco dà parecchio fastidio ai milanesi.

Dopo la pessima prestazione di giovedì scorso, Hall prova a rifarsi con un tap-in, a cui risponde sempre Williams, ora siamo 24 a 30. Halley Hop di Hall per Viggiano che schiaccia, dimostra tutto il suo atletismo e infiamma il Palalido. La sua frazione di gioco sarà ottima, ma Bucchi non lo metterà più in campo ritenendolo troppo poco esperto per una partita “nervosa e difficile”. Mancinelli segna in contropiede e su azione dimostrando di fare la sua parte in ogni partita dell’Olimpia.

Viggiano per ora migliore in campo, canestri in contropiede, palle recuperate, il tempo finisce pari 36 a 36.

Terzo Quarto

Tre canestri di fila di Mordente di cui uno da tre portano in vantaggio l’Armani  46 a 44, Pesaro resta a galla grazie ai canestri di Hicks e Green. Ottime percentuali di realizzazione per Pesaro da tre, anche perché l’Armani con la difesa a zona concede il tiro dalla lunga distanza.

Sakota liberissimo ne mette tre di fila, ora Milano è sotto di quattordici in casa contro l’ultima in classifica.

Una palla recuperata e il contropiede con schiacciata di Mike Hall fa uscire il Palalido dall’incubo e l’Armani dall’impasse, ma prontamente Green mette un’altra bomba da tre; risponde Mordente anche lui con una tripla. Il quarto si chiude 59 a 69 per gli ospiti. Imbarazzante frazione di gioco per Milano, in particolare in fase difensiva (subisce 33 punti in un quarto). Brava Pesaro a capire i punti deboli degli avversari, costruirsi dei bei tiri e segnare dai sei metri e 25.

Quarto Quarto e supplementare

L’ultimo quarto i padroni di casa partono bene e si portano sul 64 a 71. Si va ai supplementari sul punteggio di 80 pari. L’Armani in qualche modo recupera, con un gioco veramente brutto e grazie alla testardaggine di Finley.

Nel supplementare la partita sembra non cambiare. Sempre Finley tiene a galla l’Olimpia con canestri forzati, ma efficaci. Il playmaker americano dimostra di essere cresciuto e di riuscire a giocare per la squadra. Finisce 89 a 86 per l’Armani, la Scavolini ha giocato bene, fino alla fine e ha dimostrato di non meritare la posizione in classifica in cui si trova. Come dirà coach Dal Monte in conferenza stampa è colpa di “espisodi”, poco personalità e nervorismo.

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arrivo-chebet-giacomelliFirenze, 29 novembre 2009 - Ben Kipruto Chebet è il nuovo re della Firenze Marathon. Il 27enne keniano si è imposto in 2h11’21” nella XXVI edizione della classica fiorentina al termine di una gara condotta tutta in testa, staccando nel finale l’atteso connazionale Reuben Seroney Kosgei, 30enne, già vincitore dell’oro olimpico e mondiale sui 3mila siepi. Quarto, a una manciata di secondi dall’etiope Assefa, terzo, l’azzurro Danilo Goffi, autore di una gara molto ben condotta, che rappresenta per lui un ritorno importante nell’olimpo della maratona.

Ordine d’arrivo: 1) Ben Kipruto Chebet (Kenia) 2h11’21”, 2) Reuben Seroney Kosgei (Kenia) 2h11’22”, 3) Girma Reta Assefa (Etiopia) 2h12’42”; 4) Danilo Goffi (Ita – Carabinieri) 2h12’45”; 5) Daniele Caimmi (Ita – Fiamme Gialle) 2h15’14”.

arrivo-gradwohl-giacomelliTra le donnela maratona fiorentina ha incoronato la sua prima regina austriaca, Eva Gradwohl.

L’atleta è arrivata prima sul traguardo di piazza Santa Croce in 2h35’41”. L’atleta 36 enne è la prima austriaca a imporsi nella classica fiorentina. Un successo che è arrivato al termine di una gara condotta con acume tattico, con una poderosa rimonta nella parte finale della gara, dopo che le etiopi Girma Tadesse e Dagne Kalkidan Balcha avevano guidato a lungo, anche tentando alcune accellerazioni. Al passaggio alla mezza maratona, la Gradwohl accusava un ritardo di circa 35”, rispetto alle due atlete africane e a Ivana Iozzia, che sino a quel momento si era mantenuta al comando. Mentre l’azzurra perdeva colpi, l’austriaca non ha mollato la coppia etiope e negli ultimi chilometri ha spinto a fondo, imponendosi in 2h35’41”, staccando la rimontante svedese lena Gavelin di 1’30 e la Tadesse di 1’47”.
Ordine d’arrivo: 1) Eva Maria Gradwohl (Aut) 2h35’41”, 2) Lena Gavelin (Swe) 2h37’31”, 3) Girma Desta Tadesse (Eth) 2h37’28”, 4) Ivana Iozzia (Ita – Corradini Rubiera) 2h37’35”, 5) Anna Pichrtova (Cze) 2h2h41’58”.

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2k games ci porta nelle terre di confine…

Posted by redazione On November - 29 - 2009ADD COMMENTS

borderlands_endgame1Non c’è pace per i dannati.
Figuriamoci per voi, giocatori di Borderlands dannati della peggior specie, mercenari di un mondo ai confini della galassia conosciuta, cercatori di tesori pronti a rischiare la pelle per fantomatiche tecnologie aliene.
Cosa volete, in fondo, dalla vita? Soldi, tanti soldi.
E armi, tantissime armi.
Sappiate che siete davanti al primo ibrido FPS-action-RPG. Bello eh. Che vuol dire? Che per la prima volta qualcuno è riuscito a restituire al mondo dei videogiocatori la furia moderna degli sparatutto in prima persona mescolata con la old school della foga da raccolta armi sempre più potenti, sempre diverse, sempre nuove.
Il tutto lanciato con un gioco single player magari semplice, ma di tutto rispetto (dotato del caro vecchio doom-rinculo, che non è una pratica perversa, ma della sempre più rara feature che fa “pesare” i vostri proiettili. Insomma: se colpite un nemico, quello subisce il colpo, si ferma, si accascia, rallenta il rateo di fuoco, eccetera) e un multiplayer succulento, veloce, feroce.
Quali gli elementi RPG? Potete scegliere tra quattro diverse classi di personaggio, ognuna delle quali ad ogni passaggio di livello potrà sviluppare uno di tre rami di abilità assolutamente caratteristici della classe selezionata.
Il mix di scelte effettuabili modifica in modo sostanziale l’approccio al gioco, cambiando radicalmente le tattiche con cui affronterete le orde di mostri, i boss e il modo in cui interagirete nel multiplayer.
Non basta: ogni classe ha un’ abilità ricaricabile che può anch’essa essere potenziata sia dai punti abilità, sia da oggetti recuperati dai drop. Infine, il vostro stesso profilo di gioco può essere potenziato da items specifici di classe, che vanno a incrementare alcuni punteggi e abilità consentendovi quindi di avere un ruolo ancora più marcatamente definito sul campo di battaglia.
Difetti? Tra gli altri, un design sbrigativo, livelli superati in complessità persino da serie antiquate come Doom e Duke Nuk’em, una varietà dei nemici superata da un qualunque gioco per commodore 64 e la cura dei server on-line altalenante.
Allora perché ci è piaciuto? Perché si spara come dannati, si grindano armi da fuoco come mai era successo prima, si gioca in rete con gli amici mescolando tattica e divertimento, e finalmente si torna a sentire l’effetto dei proiettili sui nemici.
Certo, manca il sugo della produzione di classe, ma basterà qualche patch, una bella infornata di nemici e zone nuove, più add on per personalizzare il personaggio.
Il nocciolo del gioco è una sequela corposa di quest affidateci dai mascalzoni e loschi figuri che troviamo nelle varie enclave del mondo allucinato in cui ci muoviamo; niente di mai visto prima, ma non è un elemento su cui Borderlands si prende troppo sul serio. Conta avere sempre tanto da  fare e tanto da trovare in termini di nuovi strumenti di distruzione, e il gioco è remunerativo su entrambi gli aspetti: tantissime quest, tantissimi achievement che danno punti esperienza (“uccidi 250 mostri con il fucile”, “apri 50 casse” eccetera, la lista è sconfinata), una quantità assurda di armamenti che varia con suffissi e prefissi genialmente mescolati – danno elementale, boost di precisione, aumento possibilità di critico, e così via.
Via via che salirete di livello, si sbloccheranno aree di gioco e slot equipaggiamento, permettendovi di esplorare ancora più locazioni, ancora più armati.

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Il vegetariano sbriciola le (sue) ossa?

Posted by Massimo Poti On November - 28 - 2009ADD COMMENTS

Ossa rotteL’allarme proviene dalle pagine dell’American Journal of Clinical Nutrition, che ha pubblicato i risultati di una ricerca australiana, condotta su più di 2.700 individui secondo la quale i vegetariani hanno ossa più fragili dei carnivori, in media il 5% meno dense di quelle dei carnivori. Va ancora peggio per i vegani che riportano una media del 6%.

Attenzione però a non dimenticare di leggere tutte le pagine della ricerca (ma proprio tutte!) perché Tuan Nguyen, il ricercatore che è giunto a questi risultati tanto impressionanti -chissà perché pubblicati qualche giorno dopo i risultati di una ricerca del British Journal of Cancer che dimostrava per l’ennesima volta la bontà della dieta vegetariana- si affretta a precisare che, al di là dei riassunti redatti ad uso e consumo dei media, vanno fatte alcune precisazioni: innanzitutto che i dati raccolti hanno dimensioni statisticamente irrilevanti sul piano clinico (!), poi che non è stata riscontrata nessuna differenza significativa tra la densità ossea di un mangiatore di carne e quella di un vegetariano, e soprattutto che non esistono connessioni tra la bassa densità ossea e il rischio di fratture. Ovvero che, ammesso e non concesso che questi dati significhino qualcosa, non dimostrano un bel niente.

E allora perché questi dati sono stati pubblicati? E perché sono stati pubblicati pochi giorni dopo i risultati ben più attendibili dell’altra ricerca condotta dal British Journal of Cancer? E soprattutto chi li ha dati in mano ai giornalisti perché ne parlino, con tempismi tanto provvidenziali? Come si suol dire, cui prodest? Se fossi nei panni di un allevatore di carne alle prese con una crescente sensibilità nei confronti dei consumi eccessivi di carne e leggessi sui giornali titoli come questi (proprio giorni dopo quelli che mettevano in guardia dai rischi di un’alimentazione carnivora) sarei molto, molto contento. Ma queste sono solo malignità. O no?

Massimo Potì

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Domani, nell’ambito del Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza si terrà Musica Contro l’Omofobia, una sorta di festival nel festival nato per denunciare il dilagare in Italia di atti di discriminazione, violenza ed intimidazione ai danni di omosessuali, bisessuali e transgender.
posi official shooting 09Ideato dal cantautore Ciri Ceccarini Musica Contro l’Omofobia vedrà alternarsi sul palco esponenti di generi molto diversi, dalla bossanova di Valeria Vaglio al pop acustico di Alessio Caraturo, dal rock pop di Maria Pia e i Serpenti fino ai ballabili della show band dello stesso Ceccarini.

Tra gli artisti coinvolti anche Posi, che a Faenza proporrà la propria consueta miscela di electro-house ed hip hop.
Posi è stata recentemente vittima di una vera e propria censura da parte di Facebook.
Il 30 ottobre scorso lo staff del popolare social network ha deciso di accogliere le segnalazioni di alcuni utenti che bollavano come contenuti non idonei e materiale violante l’etica morale i riferimenti ai brani Voglio farmi la DJ e Lamette (brano che riprende l’omonimo successo d Rettore).
Il profilo di Posi, la fan page e i profili di tutti i collaboratori sono rimasti oscurati - nonostante le ripetute richieste di chiarimento - fino all’11 di Novembre quando, grazie al battage creato dall’artista ed al grande e rapidissimo successo della nuova fan page prontamente aperta, il profilo personale di Posi è stato riaperto (ma non la vecchia fan page, permanentemente cancellata).
La cosa che lascia spiacevolmente stupiti è, però, la rapidità che Facebook ha dimostrato nel dare credito a segnalazioni assurde: il testo ed il video di Voglio farmi la DJ sono senza dubbio espliciti, ma non più di quelli di moltissima altra musica - da club e non solo - che non subisce alcuna censura e, anzi, viene abitualmente programmata su radio e televisioni nazionali anche nella cosiddetta fascia protetta.
E’ chiaro come agli occhi di qualche bigotto moralista la tematica esplicitamente Gay di Voglio farmi la DJ risulti particolarmente scandalosa, ma non si spiega come mai un network sociale come facebook abbia scelto di sposare questa linea retriva oscurando senza possibilità di appello e senza richiedere preventivamente la rimozione dei contenuti inappropriati.

posi official shooting 09La fan page di Posi, insomma, è stata trattata alla stessa stregua dei gruppi pro Bernardo Provenzano, ma la differenza è - ovviamente - abissale: da un lato abbiamo un’artista che - in modo assolutamente legittimo - parla con onestà di omosessualità e bisessualità (orientamenti sessuali perfettamente leciti), dall’altra un gruppo che inneggia - si pure con spirito goliardico - ad un capo mafioso condannato in via definitiva per reati molto gravi.
La speranza è che quello dello staff di Facebook sia stato un semplice errore, ma lascia stupiti come in Italia - anche sul web - chi parla di omosessualità in modo onesto e diretto sia sempre esposto al rischio di censura, così sconvolge il fatto che ancora oggi sia necessario organizzare iniziative di sensibilizzazione, perchè chi vive la propria omosessualità senza nascondersi si trova ancora esposto al rischio di essere oggetto di violenza in quanto provocatore.

Thierry Bignamini
Foto Giulia Bruno per Vuotopuro

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