IL PAN DEL DIAVOLO - SONO ALL’OSSO
Immaginate un pub di campagna: uno di quei posti ricavati da un vecchio capannone lungo la provinciale, dove tutta la valle sciama ogni sera senza distinzione.
Uno di quei posti inimmaginabili in città, dove trovi ancora un vecchio juke box che - accanto a singoli vecchi di dieci anni - propone il demo della band del paese, che è sempre il brano più gettonato.
Immaginate che una notte, in questo pub, due ragazzi salgano sul palco, senza invito nè promozione, attacchino le loro chitarre acustiche agli amplificatori e mettano tutti i livelli al massimo, iniziando a suonare un pezzo folk come se fosse Anarchy in the U.K., saturando le casse e sputando parole in un microfono con una voce resa roca dall’inverno, dal vino della casa e dalla foga.
Oppure immaginate di scendere dalla metropolitana, la testa persa nei fatti vostri e gli occhi nel giornale.
Siete di corsa come al solito, come al solito in ritardo per il lavoro, ma d’un tratto la vostra attenzione è attratta da un tamburo che batte ossessivamente i quarti, da una chitarra le cui corde sono vengono percosse più che pizzicate: una voce rabbiosa canta di vita e di rabbia in uno dei tunnel, e voi - senza nemmeno rendervene conto - vi fermate, perdete quei cinque minuti sulla vostra serratissima tabella di marcia, per ascoltare questo imprevisto concerto.
Queste sono le atmosfere che evoca Sono all’osso, primo LP del duo siciliano recentemente entrato nel Roster de La Tempesta.
Il Pan del Diavolo affonda le proprie radici nella musica popolare americana: folk, country, bluegrass; ma l’attitudine è decisamente, spudoratamente punk rock.
Un approccio alla musica che porta alla mente Edoardo Bennato: il padre di tutti i menestrelli blues di casa nostra. Come il miglior Bennato, infatti, il duo siciliano costruisce un intero album soltanto con due chitarre acustiche ed una grancassa.
Pietro Alessandro Alosi (ideatore del progetto che lo vede al fianco di Gianluca Bartolo), è un autore talentuoso in grado di affabulare, di condurre l’ascoltatore per mano nei dodici piccoli mondi che sono le dodici canzoni di Sono all’osso: come un menestrello, infatti, Alosi racconta storie, vere o inventate non importa, traccia profili di personaggi, disegna sfondi ed ambientazioni con poche parole.
Costruisce brani brevi, piccole sceggie, bozzetti si direbbe se fossero racconti.
I brani più belli sono Lux Interior (la cui linea di chitarra ricorda da vicino Personal Jesus nella versione di Johnny Cash mentre la voce di Alosi evoca un clone storto di Elvis); Il mistero dello specchio rotto (che avvicina il country ai ritmi ossessivi della musica popolare del Sud Italia), la rabbiosa Ciriaco e la conclusiva ballata-filastrocca Scarpette a punta.
Sono all’osso, registrato presso quelle Officine Meccaniche che Mauro Pagani è riuscito in breve a rendere lo studio di culto del rock italiano, sarà pubblicato il 15 di Gennaio, e si candida meritatamente ad essere uno degli album di cui più si parlerà nella prima parte dell’anno.
Il Pan del Diavolo - Sono all’osso - La Tempesta Dischi - 2010
Thierry Bignamini




Thierry Bignamini: I promotori ed i sostenitori del Decreto Ronchi sonstengono che il provvedimento, che rende obbligatoria la privatizzazione delle società che gestiscono la distribuzione dell’acqua potabile, sia semplicemente il recepimento di una normativa comunitaria, volto a chiudere un provvedimento di infrazione: come si sono comportati i governi degli altri stati europei?


Oltre alla riduzione delle vibrazioni questa soluzione consente innanzitutto di ottenere una moto più stretta nella parte centrale così da risultare più agile da gestire, ed in secondo luogo di avere un equilibrio ottimale, dote che in una moto di questa cilindrata e di questo peso (poco meno di 270 kg in ordine di marcia) non può che essere apprezzata.






