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September - 2010
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dieZeitGeist

il magazine con uno sguardo critico sul presente

Archive for January, 2010

Un’ overdose contro l’omeopatia

Posted by Massimo Poti On January - 30 - 2010ADD COMMENTS

pilloleIl 30 gennaio alle 10:23 si terrà la prima overdose mob: più di 300 attivisti della 10.23 Campaign si riuniranno nelle piazze delle principali città britanniche  e ingurgiteranno un intera flacone di pillole omeopatiche per dimostrare che non contengono nulla di buono. E soprattutto che non curano niente.

Si tratta della prima iniziativa di questo tipo, un altro esempio di come la rete abbia stimolato la nascita di nuove forme di protesta civile alternative allo sciopero e al sit-in. Un po’ come lo strumento delle flashmob , usate non solo per scopi ludici, come le pillow fight Piazza Duomo a Milano, o artistici, come  il freeze-in alla Grand Central Station di New York, ma anche per dare visibilità a una protesta. Dietro l’iniziativa, la Merseyside Skeptics Society, un’associazione no-profit votata alla promozione di un atteggiamento critico e positivamente scettico.

L’orario della performance, le 10.23, è stato scelto in onore della costante di Avogadro, che indica il numero di molecole presenti in un liquido, un numero enorme, (1 seguito da 23 zeri) che proverebbe inconfutabilmente secondo gli scettici l’inutilità dell’omeopatia: uno dei pilastri di questo tipo di medicina alternativa è la progressiva diluizione del principio attivo al punto che, sul piano strettamente scientifico, tra una boccetta d’acqua e una boccetta di medicina omeopatica non c’è più nessuna differenza.

Il gruppo in particolare protesta contro la decisione della catena di farmacie britanniche Boots di pubblicizzare l’omeopatia alla pari della medicina tradizionale. E che presentare l’omeopatia come una cura equivalente e analoga alle cure tradizionali potrebbe spingere i pazienti meno informati a procrastinare il ricorso alla medicina tradizionale, l’unica in grado di curare efficacemente patologie gravi e di dimostrare scientificamente la sua validità. In Italia la situazione è molto diversa dal Regno Unito: nonostante le numerose richieste di modifica della legge attualmente in vigore promosse dai simpatizzanti delle medicine alternative, in Italia i medicinali omeopatici possono essere venduti in farmacia, ma ne è proibita la promozione esplicita e la pubblicizzazione.

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ZLANGO: SMS 2.0

Posted by MIkE On January - 29 - 2010ADD COMMENTS

ZlangoNato per soddisfare le crescenti esigenze dell’odierna generazione, Zlango si presenta come un applicativo innovativo e ben confezionato.

Frutto di un intenso lavoro a opera dell’omonima società, il software rinnova i comuni SMS andando a sostituire alla classica visione testuale, una più divertente e immediata risposta grafica.

“L’idea è nata dal desiderio di ampliare la gamma di emozioni espresse attraverso i comuni messaggi di testo utilizzando immagine in grado di essere interpretate indipendentemente dall’idioma di base”. Spiega Roy Timor Rousso, VP Marketing & Business Development di Zlango.

In grado di sfruttare l’infastruttura SMS presente in tutti i dispositivi mobile, il servizio, una volta scaricato e installato, vi permetterà di comporre messaggi caratterizzati da un inedito stile visivo. Il procedimento è abbastanza semplice. Come per la maggior parte dei messaggi, si utilizza il ben noto T9 e si procede componendo normalmente il testo. L’applicazione si occuperà di proporre in tempo reale (tutto avviene durante la digitazione) immagini in grado di sostituire la parola inserita.

Fornito e in continua espansione, il database di riferimento si dimostra ben adattato e non fatica a interpretare i termini più comuni. Particolari forme grammaticali, coniugazioni e termini non considerati di uso comune, faticano a trovare una corrispondenza, ma senza compromettere il risultato finale. Quanto non può essere sostituito mantiene la propria forma scritta, permettendo, così, ampia libertà d’espressione. Infine, è possibile decidere se sostituire la maggior parte del testo o solo alcune parole, e se mantenere attive le discalie o eliminarle (operazione consigliata solo dopo aver acquisito la giusta dimestichezza).

A caratterizzare il progetto, il desiderio di creare un linguaggio comune che possa abbatterie le barriere dettate da nazionalità e idioma. Le icone, infatti, si dimostrano essere le stesse per tutte le lingue e perfettamente integrate con la localizzazione adottata.

“La tecnologia utilizzata è semplice e non richiede alcuna conoscenza specifica, si tratta di scrivere un messaggio come si è sempre stati abituati. La struttura, inoltre, offre una visione comune e universale, permettendo alle diverse comunità coinvolte di esprimere pensieri in grado di essere pienamente compresi”. Roy Timor Rousso

Già presente in 20 Paesi, Zlango giunge in Italia grazie a TIM e alla sua TIM Tribù, con l’obiettivo di allargarsi presto a tutti gli operatori presenti sul mercato. Collegandosi al sito timtribu.tim.it/zlango è possibile, verificata la compatibilità con il vostro apparecchio (al momento sono supportati oltre 500 modelli), ottenere gratuitamente il software.

“Gli utenti potranno creare le proprie icone e condividerle con i diversi utenti. L’idea era quella di creare una lingua originale e in grado di essere universalmente compresa. I primi e positivi riscontri ci hanno spinto a proseguire su questa strada, coinvolgendo gli utenti, fino a tradurre e a implementare le molte lingue oggi disponibili. In questo modo, persone di diversi Paesi possono comunicare senza incontrare le difficoltà proprie di una grammatica straniera. Non abbiamo utilizzato alcun traduttore e non abbiamo localizzato intere espressioni, col rischio di esporre formule grammaticalmente corrette ma incompresibili a livello pratico. Più semplicemente, abbiamo ideato un nuovo sistema a icone”. Roy Timor Rousso

Entro la metà di febbraio sarà presentata la versione definita e più completa, pronta a soddisfare quanto richiesto e decisa a ritagliarsi un posto d’onore all’interno delle applicazioni nate per assecondare il continuo evolversi di utenti e tecnologie.

“La nuova versione si dimostrerà essere ancora più intuitiva e adattabile, caratterizzata da importanti innovazioni e da un più ampio sviluppo anche per quanto riguarda la diffusione in Italia”. Roy Timor Rousso

È possibile testare l’applicazione grazie al composer presente in QUESTA PAGINA.

http://timtribu.tim.it/zlango
http://www.youtube.com/user/ZlangoTube
http://zlango.blogspot.com/

Michele Zonelli

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CO’ SANG: A VITA BONA

Posted by ioleoso On January - 29 - 2010ADD COMMENTS

cosangA distanza di quattro anni da Chi More Pe’ Mme, album che ha consacrato i Co’ Sang tra le più importanti realtà del panorama hip hop italiano – soprattutto grazie alla capacità di descrivere la vita e le regole del quartiere di Marianella, a due passi dal tristemente noto Secondigliano – il duo formato da ‘Ntò e O’ Luchè torna alla ribalta con A Vita Bona.

Quanti gruppi hanno deluso le attese dopo un esordio coi fuochi artificiali? Tanti, troppi. Non i Co’Sang, però, che si ripropongono al pubblico con la stessa etichetta indipendente (Poesia Cruda Dischi), mantenendo così l’indispensabile libertà creativa per un gruppo con le loro prerogative, arrichendosi però di una distribuzione di tutto rispetto (Universal).

Il loro è un ritorno sulla scena di altissimo livello, in cui non viene modificata la ricetta che ha decretato il successo del duo: dialetto napoletano, vita nel rione, testi controversi, sonorità crude e senza compromessi. E infatti la ricezione da parte dei fan è stata entusiastica, come dimostra l’immediato sold-out nel giorno della presentazione alla Feltrinelli di Napoli e l’esordio al quinto posto nella classifica dei dischi indipendenti.

Un successo meritato: i Co’Sang, assieme a pochissimi altri artisti rap italiani come i Club Dogo o Dargen D’Amico, sono uno di quei gruppi che possono piacere o meno, ma di cui non si può discutere la qualità e la caratura di livello internazionale, certificata dalla collaborazione con Akhenaton degli IAM (gruppo che ha fatto la storia dell’hip hop francese).

Punto di forza del duo napoletano è sicuramente la capacità di dipingere a tratti forti la realtà in cui sono calati (80 – 90, Riconoscenza, Amic Nemic), unendo significati importanti a una capacità metrica fuori dal comune (facilitati anche dal modo incredibile in cui il dialetto napoletano si presta al rap, dimostrato già a suo tempo da un gruppo storico come La Famiglia), soprattutto per quanto riguatda ‘Ntò.

Numerosi i featuring di spessore del disco: dai soci di sempre dei Fuossera, a Marracash, passando per la voce storica degli Almamegretta, Raiz, fino al già citato Akhenaton, tutti a loro agio sulle basi prodotte magistralmente da O’ Luchè.

La seconda metà dei Co’ Sang si ispira infatti a sonorità riconducibili all’hip hop newyorchese, spaziando però da sonorità più retrò (A Vita Bona), ad altre più moderne (Nun me parla ‘e strada) e senza disdegnare l’uso di synth (Mumento d’onestà)

Proprio la chiaccheratissima Mumento d’onestà merità un capitolo a parte. Su un beat a cinque stelle i due rispondono alla domanda che alcuni giornalisti hanno posto loro: ma i Co’ Sang da che parte stanno? Perché non prendono posizione contro la Camorra?

I due rispondono chiarendo che non si schierano da nessuna parte, e specificando che il loro unico intento è fare musica, rappresentare la gente della strada e non sfruttare il fenomeno Gomorra, visto che, come sottolineano, hanno fatto questo tipo di musica da ben prima dell’esplosione di Saviano. E infine pongono qualche domanda non scontata diretta ai produttori del film tratto dal libro di Saviano: come mai nella colonna sonora di un film di denuncia ci sono canzoni dei neo-melodici, che spesso e volentieri esaltano le gesta dei camorristi? Come ha fatto lo staff a girare per un mese intero nel quartiere delle Vele, notoriamente inaccessibile a giornalisti e polizia? Domande che accusano implicitamente Garrone e i produttori del film di essere scesi a patti con la malavita locale, garantendo visibilità nazionale ai cantanti del luogo e sborsando mazzette per poter girare indisturbati.

Una polemica che, al di là di chi sia nel giusto, arricchisce ulteriormente l’album, spostando il livello del discorso a temi che possono interessare tutti, e non solo la nicchia dei loro fan o degli ascoltatori di rap italiano. E questo è senz’altro un bene, soprattutto in un panorama musicale che è quasi sempre fine a se stesso.

Un disco, quindi, non scontato e da ascoltare attentamente (su internet sono reperibili le traduzioni dei testi, cantati sempre in napoletano). Unica nota negativa, e aspetto su cui i due dovranno lavorare se vogliono una carriera a lungo termine, è lo stile un po’ troppo monocorde del rappato: indipendemente da tema o base, il loro flow sembra sempre identico da un pezzo all’altro, carendo quindi in un aspetto importante come l’interpretazione. E questo alla lunga rischia di stufare l’ascoltatore.

Andrea D. Signorelli

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CREEPY

Posted by teskio On January - 29 - 2010ADD COMMENTS

icreepy1_01gCREEPY
Autori Vari

La narrativa horror ha sempre avuto un grande appeal verso il pubblico, sin dai tempi del Dracula di Bram Stoker, di Frankenstein di Mary Shelley, de I racconti del terrore di Edgar Allan Poe o del mito di Chtuluh creato da Lovecraft. Letteratura, successivamente il cinema e poi anche il fumetto. Il primo editore a cimentarsi nel genere fu il grande William Gaines che con la sua EC Comics tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta pubblicò negli States una serie di magazine antologici a fumetti intitolati Tales From The Crypt, The Vault Of Horror e The Haunt Of Fear. I suddetti presentavano una serie di racconti brevi del terrore  disegnati da artisti quotati come Johnny Craig, Reed Crandall, Frank Frazetta, Joe Orlando, Al Williamson, Basil Wolverton e Wally Wood. Purtroppo il periodo non era dei migliori e, nonostante l’alta qualità dei disegni e delle storie, la “caccia alle streghe” intrapresa dal Senatore McCarty, la pubblicazione nel 1954 del saggio La seduzione degli innocenti ad opera del Dr. Fredric Wertham che già in passato si era adoperato nel dare battaglia a questo tipo di pubblicazioni e l’instaurazione del Comic Code Authority, decretò la fine della EC. Si dovrà aspettare qualche anno dopo, nel ‘64, per rivedere di nuovo sugli scaffali fumetti del genere. L’editore James Warren, già autore della rivista di cinema Famous Monsters Of Filmland e di Monster World (sorta di fotoromanzo horror con ballon), pubblicò infatti proprio in quell’anno il primo numero di Creepy, giornalino che ricalcava a grandi linee quello che aveva fatto la EC in passato. Protagonista di Creepy era un vecchietto sinistro, un malevole anfitrione che accompagnava i ragazzi nella lettura delle storie. Arrivato anche in Italia e ribattezzato Zio Tibia (la Mondadori negli anni 70 propose tre volumetti/raccolte nella collana degli Oscar), Creepy ebbe grossa fortuna, creando anche uno spin-off (Eerie, ribattezzato da noi Astragalo) e una serie di film a episodi negli anni 80 (Creepshow e Creepshow 2) alla cui sceneggiatura parteciparono anche King e Romero. I racconti contenuti in Creepy erano chiaramente ispirati alla classica letteratura horror e al cinema, storie brevi disegnate dagli stessi nomi in forza alla EC ed elencati poco sopra. Dopo l’abbuffata a base di fumetti dell’orrore che il nostro Paese ha avuto nella seconda metà degli anni 80, grazie a Dylan Dog o riviste come Mostri e Splatter, finalmente oggi - con qualche anno di ritardo - un editore nostrano ripropone al pubblico in lussuosi volumi rilegati, l’intera collezione di Creepy. Merito anche della Dark Horse, che negli States sta coraggiosamente ristampando oltre a Creepy anche Eerie nello stesso formato. Nel primo volume uscito da poco nelle fumetterie italiane, il lettore troverà i primi cinque numeri della rivista, un totale di 33 storie dell’orrore suddivise in 250 pagine arricchite dall’artwork e dai redazionali dell’epoca.iii_creepy_15_g

Andrea “Teskio” Paoli

www.planetadeagostinicomics.it

Prezzo: 30 euro

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Nuova compatta con GPS e superzoom da Panasonic

Posted by luigi callegari On January - 28 - 2010ADD COMMENTS
Panasonic DMC-TZ10

Panasonic DMC-TZ10

La DMZ-TZ10 è l’ultima novità di Panasonic, caratterizzata da un obiettivo firmato Leica con zoom ottico 12X (25-300 mm), sensore da 12 Megapixel, GPS integrato e capacità di riprese video in formato AVCHD, lo stesso usato dalle videocamere digitali di recente produzione. In sinergia con la linea di televisori Full HD dello stesso produttore, questa compatta può interfacciarsi con i modelli Vieira con link HDMI.

Meno appariscenti ma sicuramente evolute le funzionalità del nuovo processore Venus Engine HD II, capace di distinguere le varie scene di un fotogramma (o video) e elaborarle in modo differenziato ed ottimale per massimizzarne la qualità cromatica ed i dettagli. Per intenderci, si tratta di un vero e proprio processore capace di operare in multitasking che concorre tra l’altro a ridurre a una frazione di secondo (6 centesimi per la precisione) il tempo tra la pressione del pulsante di scatto e la ripresa vera e propria, nonché ovviamente ad aumentare notevolmente la velocità di elaborazione e memorizzazione degli scatti. Inoltre ha consumi contenuti, dato che secondo test CIPA con la batteria carica si ha un’autonomia di 300 scatti.

Altra caratteristica hi-tech, il GPS integrato memorizza nei capi EXIF delle foto in formato JPEG le coordinate geografiche del punto dove è stata ripresa l’immagine, con tanto di visualizzazione del nome della località in cui ci si trova grazie ad un database di oltre 70 nazioni.

Completano le caratteristiche di questa fotocamera evoluta il sistema di stabilizzazione antimosso Power O.I.S. (evoluzione del Mega O.I.S.), il riconoscimento automatico dei volti per la messa a fuoco, un display da 3″ con ben 460mila pixel trattato antiriflesso e numerose modalità di ripresa automatiche in funzione della scena e manuali.

La Panasonic DMC-TZ10 sarà disponibile a breve, entro la primavera 2010, ad un prezzo non ancora noto in Italia. Per ulteriori informazioni: Panasonic.

Luigi Callegari

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IL PRIMO TABLET MADE IN CUPERTINO

Posted by ioleoso On January - 28 - 2010ADD COMMENTS

I Pad

Dopo un battage mediatico che ha saputo creare un’attesa quasi messianica, finalmente ieri è stato presentato - con il consueto one man show di Steve Jobs -  l’Apple IPad.
IPad (la a non è un errore di battitura) nasce per dare una risposta alla domanda “C’è posto per una terza categoria di dispositivi? Qualcosa a metà tra un laptop ed uno smartphone?”
Il mandato di Jobs ai suoi inventori era chiaro: realizzare qualcosa che fosse molto migliore sia di un laptop che di uno smartphone per navigare in internet, leggere la posta elettronica, raccogliere, organizzare e riprodurre fotografie, video, musica, eseguire videogames e leggere e-book.

I PadIl prodotto finale, presentato nel Keynote di ieri, somiglia ad un IPod Touch sottoposto ad una massiccia cura di anabolizzanti: IPad è, infatti, poco più piccolo di un foglio A4 (24×19 centimetri circa) e spesso solo 13,4 millimetri (contro i 12,3 dell’IPhone), per un peso di 730 grammi per il modello wi-fi + 3g.
Dal telefono più desiderato della storia eredita, oltre alle fattezze, l’interfaccia multitouch che permette quella che jobs chiama la “miglior esperienza di browsnig di sempre”; effettivamente osservarlo mentre zooma avanti ed indietro nelle pagine web con il semplice sfioramento dello schermo potrebbe entusiasmare anche i più accaniti detrattori del touch screen.

Sempre di chiarissima derivazione IPod/IPhone è la gestione dei contenuti multimediali, che riprende in toto quella già vista sui fratellini, con la possibilità di spostarsi da una risorsa all’altra semplicemente sfiorando lo schermo, come anche derivata dall’IPhone è la tastiera vistuale che compare (sia in modalità verticale che orizzontale) in caso di necessità.

A livello tecnico IPad è spinto da un processore Apple A4 da 1Ghz, equipaggiato con memorie flash da 16, 32 o 64 GB ed uno schermo lucido da 9,7 pollici retroilluminato a LED ad alta definizione. Da marzo sarà disponibile il modello dotato di connettività Wi-Fi e Bluetooth, mentre ad Aprile verrà messo in commercio quello equipaggiato anche con un alloggiamento per una SIM Dati e la connettività 3G.

I PadFin qui le caratteristiche che faranno Dell’IPad un vero oggetto del desiderio.
Il dubbio che ci sorge, però, riguarda l’effettiva utilizzabilità di IPad: a quanto pare di capire, infatti, anche per questo dispositivo sarà mantenuta la scelta delle applicazioni disponibili solo su app store e solo dietro approvazione Apple.
Ciò significa che, da un lato, ci sarà grande fermento nella comunità degli sviluppatori ma, d’altra parte, sarà necessario aspettare che vengano rilasciate le versioni IPad dei programmi che normalmente utilizziamo sui nostri Mac/Pc per potere realmente utilizzare l’IPad come un computer da viaggio e non solo come uno splendido gadget tecnologico votato esclusivamente all’intrattenimento.
Avremmo sinceramente sperato che un prodotto che vuole porsi come una reale alternativa al computer portatile ci offrisse una soluzione più flessibile ed aperta, ad esempio montando una versione - sia pur modificata - dell’ottimo MAC OS X.

Thierry Bignamini

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bioshock2Annunciato a metà 2009 e atteso worldwide il 09 febbraio 2010, il seguel del “gioco dell’anno 2007″ giunge finalmente a compimento.

Sviluppato da 2K Marin in collaborazione con 2K Australia, Digital Extremes (Unreal, Unreal Tournament) e 2K China, Bioshock 2 promette un’esperienza unica e coinvolgente, ampliando e arricchendo quanto già apprezzato in passato.

Dieci anni dopo gli eventi narrati nel primo capitolo, il misterioso e affascinante mondo di Rapture torna protagonista, ora più cupo e inquietante, contaminato dagli atroci peccati del passato e pronto a ospitare un’inedita e avvincente avventura. Sparatutto in prima persona, trama profonda e in continua evoluzione, effetti grafici curati nei minimi dettagli e un’invidiabile immediatezza si fondono alla perfezione, mostrando, ancora una volta, le pregevoli doti del gruppo creativo.

“Ultimata la realizzazione del primo episodio, siamo tornati in studio e abbiamo iniziato a lavorare a quanto oggi potete ammirare. Il team di sviluppo non è variato. Avevamo molte idee e il successo ottenuto ci ha spinto ad andare oltre la visione iniziale”. Spiega un entusiasta Jordan Thomas (Creative Director dell’intero progetto incontrato a Londra in occasione di un tour promozionale). “La storia si sposta dieci anni dopo ed è ambiantata negli stessi luoghi di allora. Non abbiamo mai pensato a un cambio di location, questo perché, nonostante tutto, si tratta di un mondo totalmente nuovo. Sono convinto che il pubblico apprezzerà molto questa soluzione. In definitiva, siamo riusciti a creare una storia originale e a se stante senza perdere il fascino delle influenze passate. Orrore, humor, immediatezza e profondità dei contenuti sono ora in perfetto equilibrio”.

substation

Vestiti i panni del primo Big Daddy, intraprenderete una lunga e complessa caccia, volta a sconfiggere un nemico sconosciuto e a dare voce alle molte domande ancora irrisolte. Grafica, colonna sonora e gameplay coinvolgo fin dalle prime battute, permettendo anche ai neofiti una rapida assimilazione. Dopo poco sarete in grado di gestire al meglio il vostro alter ego e, senza nemmeno rendervene conto, sarete rapiti dagli eventi narrati.

“Il protagonista risponde alle molte esigenze espresse dal nostro pubblico. Abbiamo chiesto ai fan di esprimere il proprio giudizio riguardo il gioco e di avanzare proposte e suggerimenti. I programmatori hanno tenuto conto di tutto quanto detto e insieme abbiamo deciso di creare questo Big Daddy. Ogni giocatore ha il proprio approccio e la propria visione di gioco e, consapevoli di ciò, ci siamo mossi di conseguenza”. Jordan Thomas

Hypnotized

Nuovi elementi si affiancano a quanto noto. L’ampliato arsenale a disposizione permette ora maggiori libertà tattiche, favorendo la creazione di combinazioni di attacco personali e in linea con lo stile preferito. Lo stesso si può dire per ambientazioni e interazione con i molti oggetti presenti. I tradizionali elementi sparatutto sembrano porsi in più occasioni in prima linea, ma la realtà e diversa. Il nuovo titolo, infatti, si dimostra più immediato e dinamico del precedente e questo è evidente in ogni singola fase. L’impressione è dunque quella di un impatto più frenetico e diretto, sebbene le fasi esplorative e interattive siano state notevolmente sviluppate. Risolvere gli enigmi proposti ed eliminare i molti (e nuovi) antagonisti si dimostrerà essenziale per il proseguo della missione, mentre la matura e articolata trama (pronta a plasmarsi sulle decisioni prese) assicura un trasporto senza pari, alimentando un malato e affascinante incubo dal quale difficilmente vorrete svegliarvi.

“L’intelligenza artificiale è rivista e più completa. I nemici, più numerosi, imprevedibili e letali, valuteranno ora le vostre mosse e agiranno di conseguenza. Esistono diversi modi per superare le sfide presenti e sarà compito del giocatore sviluppare e attuare la tattica migliore. Ogni scontro si dimostra così essere una nuova sfida e le molte combinazioni attuabili rendono il tutto ancora più avvincente. Col proseguo imparerete a conoscere ambiente e antagonisti e questo vi metterà nella giusta condizione per affrontare ciò che verrà“. Jordan Thomas

Beast

Pronti ad ascoltare la voce dei fan, i programmatori hanno finalmente introdotto inedite esplorazioni esterne, permettendovi di vagare sui fondali oceanici al di fuori di Rapture, per una visione ancora più completa del titolo. Esperienza e avanzamento pagano in più occasioni, permettendo lo sviluppo delle armi in possesso e l’aumento delle proprie caratteristiche, dando origine a infinite e letali combinazioni. Numerosi i parametri su cui intervenire e molte le scelte a vostra disposizione. Prediligere l’attacco, bilanciare resistenza e forza, sviluppare diverse armi o concetrarsi su specifici apparecchi sono solo alcune delle soluzioni possibili.

A fianco delle ben note conoscenze, trovano ora posto nuovi e temibili avversario, tra cui la tanto chiacchierata Big Sister, nuova e sfuggente creatura il cui passato sembra essere avvolto in un fitto mistero.

“Big Sister si rivelerà ben presto una figura essenziale nella storia. L’idea di introdurre una creatura in grado di mutare le già deboli speranze in un incubo reale ci ha affascinato fin da subito. Inoltre, ogni aspetto di questo personaggio incute timore e terrore: unica e atroce nemesi pronta a far vacillare anche i più temprati Big Daddy”. Jordan Thomas

BigSister

Grande importanza è riservata, ancora una volta, all’interazione con l’adorabile Little Sister. Ucciso il Big Daddy che la protegge e adottata l’inquetante bambina, instaurete un nuovo e più profondo rapporto, che vedrà i due protagonisti legarsi sia a livello umano sia a livello emotivo. Proteggere la sorellina, eliminare le minacce e giungere alla fine dell’epica vicenda non sarà impresa facile, ma la soddisfazione che ne deriva ripaga ben presto gli sforzi affrontati.

“Il rapporto tra Big Daddy e Little Sister è ora più profondo e personale. Non si tratta semplicemente di un connubio freddo e distaccato, ma di un vero e proprio rapporto famigliare in grado di intaccare anche la sfera emotiva dei protagonisti. Meccanicamente, le scelte poste a livello interattivo offrono gli stessi risultati, ma solo nell’immediato. Sulla distanza, le conseguenze del rapporto con la vostra Little Sister diventeranno evidenti e cruciali”. Jordan Thomas

adopt

E se questo non dovesse ancora bastare, ecco fare la comparsa una rinnovata e avvincente modalità multiplayer. Per sopravvivere dovrete utilizzare tutto quanto è a vostra disposizione, mentre, nei panni di uno dei cittadini di Rapture, esplorerete luoghi leggendari disseminati in un mondo ancora lontano dal futuro declino.

Consapevole della sfida lanciata, 2k Marin non delude e Bioshock 2 supera senza fatica ogni più rosea aspettativa, andando a segnare l’ennessimo successo di una saga ormai inattaccabile.

http://www.bioshock2game.com
http://www.2kgames.com/cultofrapture
http://www.2kgames.com

Michele Zonelli

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