KLAXON: INTERVISTA CON ANDREA MORELLI
La pubblicazione - per i tipi della Raged Records - di Canzone Retorica, secondo singolo estratto dall’album Brutti sporchi e cattivi, è stata la scusa per intrattenere uno scambio di E-mail con Andrea Morelli, bassista e cantante dei Klaxon, scambio di E-mail sfociato in questa intervista.
Thierry Bignamini - Voi siete attivi dal 1978. Raccontatemi, brevemente, la storia di questi 30 anni insieme. Cosa tiene insieme una band per così tanto tempo (e con pochissimi cambi di formazione)?
Andrea Morelli - Abbiamo iniziato nel ‘78 a formare una band, all’ epoca in Italia di punk si parlava molto poco. Ci siamo trovati a scuola, più che altro amanti della musica. Poi è partito tutto. Ieri come ora la band è tenuta insieme dall’ amicizia. Ci conosciamo da oltre 40 anni. Abbiamo preso lo strumento in mano la prima volta insieme ed abbiamo scritto le prime canzoni insieme!! E ancora oggi oltre che suonare ci piace vederci per stare insieme davanti a qualche buon rosso!!
TB - Cosa significava essere (e suonare) punk allora e cosa significa nel 2009?Nel 1978 il punk era la novità assoluta, un qualcosa di rivoluzionario, oggi invece è “un classico”. Come vivete la progressiva “istituzionalizzazione” del punk e, soprattutto, la concreta possibilità che i vostri dischi conoscano una stagione di “revival”?
AM - Non pensiamo che il nuovo disco sia un disco revival,considerando. Le tematiche di cui si parla lo rendono un disco assolutamente attuale. I Klaxon non sono un gruppo revival. Siamo sempre alla ricerca di novità!E poi per nostra fortuna abbiamo già prossimi pezzi per poter creare un nuovo album.
TB - Più che al nuovo album o all’approccio da parte vostra - che mi sembra chiaramente contemporaneo - mi chiedevo più che altro come vivreste un eventuale “revival” della stagione del punk “originario” italiano e, quindi, anche della vostra esperienza, anche alla luce del vostro essere una band tuttora vitale.
AM - La nostra musica ha radici lontane e questo fa si che ci siano odori che riportano alla prima ondata punk, ma come si può sentire nei nostri dischi l’evouzione è proporzionale alla realtà che viviamo, quindi sempre nuova e diversa e rappresentativa di noi stessi e di ciò che siamo.
Tra il punk di una volta e quello di oggi non è cambiato molto per noi e l’isituzionalizzazione del genere non ci appartiene, le nostre sonorità sono sempre e sempre saranno non globalizzate e scomode ad un oreccchio borgherse.
Il discorso del revival non ci disturba, e riguarda i nostri primi dischi, il nostro discorso oggi si aggiorna con Brutti sporchi e cattivi ed il revival per noi è un valore aggiunto, è storia.
TB - Con che atteggiamento vi ponete verso le punk band della “nuovaonda” e, soprattutto, con i “nuovi punk che vi seguono?
AM - I nuovi ragazzi che vediamo ai nostri concerti ci danno entusiasmo. Più di prima se possibile,considerando ipoteticamente che potremmo essere i loro padri.
TB - Da molti testi emerge il vostro attaccamento verso la vostra città ed il vostro quartiere. Quale ruolo può giocare una band nella vita di un quartiere?
AM - Si…siamo attaccati alle nostre radici alla nostra città.
TB - Negli anni ho sempre avuto l’impressione che per quanto le band si sentano e si dichiarino attaccate al proprio “territorio” spesso non sono da esso riconosciute,restano in qualche modo “estranee” alla percezione della gente. Voi che ne pensate?
AM - Nessuno è profeta in patria…si dice.
TB - Secondo voi è possibile, oggi, essere un “gruppo impegnato” senza che l’impegno fagociti ogni possibilità di espressione artistica?
AM - Io penso che chi ne fa bandiera dell’impegno ed è arrivato alla notorietà grazie a questo debba continuare necessariamente su quell’ onda.
TB - Quello Punk (come quello Hip Hop o Metal, ad esempio) è un pubblico “di nicchia” che, come spesso accade, è molto legato alla difesa di una presunta “ortodossia” dalle contaminazioni cosiddette “commerciali”. Questo vi condiziona? Vi capita mai di chiedervi se il pubblico capirà o apprezzerà una determinata scelta musicale?
AM - No
TB - Con la parola Punk, a livello musicale, si raggruppano band estremamente distanti tra loro: oltre ai Clash di Joe Strummer (che omaggiate apertamente nell’album) quali sono i vostri gruppi preferiti? E quali vi hanno maggiormente influenzato a livello musicale?
AM - Clash, Stiff Little Fingers,Angelic Upstairs, Sham 69, ma anche Exploited,Gbh,The Special,The Beat.
TB - E al di fuori del punk propriamente detto? La vostra musica subisce (o ha subito negli anni) infiltrazioni e contaminazioni “esterne”?
AM - L’influenze esterne ci sno sempre state. Storicamente non abbiamo mai ascoltato musica coi
paraocchi, abbiamo iniziato a suonare a 12 anni perche fortemente influenzati dai Beatles e tutto il movimento Inglese degli anni 60,passando poi per la musica americana dei 70 blues e country compreso. tra l’altro siamo tutti estimatori del rock n roll anni 50.
TB - A chi, tra i gruppi più o meno legati alla scena punk nostrana vi sentite più vicini, sia umanamente che a livello artistico?
AM - Banda Bassotti, Nabat, Stab, Atarassia Grop,Linea, Rappresaglia, e anche se con alcuni di loro non ci conosciamo personalmente stimiamo quello che fanno.
TB - Se doveste suggerire ad un “neofita” un album o una band del punk originario” che nome fareste?
AM - Clash e Stiff Little Fingers
TB - Tanti musicisti che arrivano da esperienze punk, nel tempo, hanno completamente modificato il proprio orizzonte sonoro, ma spesso rivendicano una continuità, rivendicano di “essere sempre punk, nonostante il nuovo suono”. Secondo voi è possibile scindere l’approccio, l’esperienza di vita e la cultura punk da un determinato spettro sonoro? E’ possibile essere punk “a prescindere” da cio che si suona?
AM - Probabilmente si.
TB - In vari brani di Brutti, sporchi e cattivi ci sono delle citazioni e dei riferimenti a Pasolini. Cosa rappresenta per voi? Quanto conta tra le vostre fonti di ispirazione la letteratura? Da che scrittore o poeta -Pasolini a parte- vi sentite più ispirati?
AM - Il fatto di vivere dove Pasolini ha vissuto, gli stessi cieli, li stessi palazzi, i disagi, le contradizioni è pregnante per noi, le periferie ci hannoo cresciuto e noi le rigettiamo nei testi e nella musica.
Amiamo la letteratura che ha a che fare con la strada e non solo; John Fante, Steinback, Thomas Behrnard e il Luciano Bianciardi di La Vita agra a cui ci siamo ispirati nel disco precedente.
Ci piace legare i nostri lavori a lavori di altri artisti anche se il contenuto è simile solo in certi sapori ad esempio Brutti, sporchi e cattivi è un film di Ettore Scola ed è con il massimo rispetto che pensiamo al nostro disco come ad un lontano cugino di quel film. Nei cuori degli uomini maturi i frutti del furore e s’avvivina l’epoca della vendetta.
Thierry Bignamini - Foto Cannatris3@live.it






